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IL DENARO – Sabato 6 ottobre 2001
SOCIETA’ APERTA: Intervista con il Direttore dell’Associazione che promuove il liberalismo, Vincenzo Olita
Prima viene la responsabilità di ognuno
Il pensiero di Einaudi non si risolve nella pur necessaria libertà economica
«Da più di tre anni Società Libera si propone di promuovere e divulgare lo studio del liberalismo in Italia. Lo facciamo con convegni, mostre, dibattiti e un’intensa attività editoriale. Ma sul liberalismo bisogna intendersi. Per noi liberalismo non è far tabula rasa delle regole».
Domanda. Direttore, vent’anni fa non c’era intellettuale che non si dicesse marxista. Oggi invece sono tutti liberali. Come si spiega?
Risposta. A lungo si è rinchiuso il liberalismo all’interno di una prospettiva quasi esclusivamente economica. Invece il liberalismo ha molto da dire anche su altri problemi e, oserei dire, inquietudini dell’uomo contemporaneo e del mondo occidentale. Il liberalismo per noi di Società Libera vuol dire porre enfasi sulla responsabilità individuale anziché su quelle collettive. Il liberalismo parla agli uomini e non alle masse. Da qui la sua modernità.
D. Se non c’è politico che non parli continuamente di libertà e democrazia, perché ce la passiamo così male?
R. Perché anche i valori fondamentali e irrinunciabili, quando sono coniugati dalla retorica, diventano vacui. C’è poi un altro aspetto da non sottovalutare, e cioè il fatto che per l’uomo della strada il liberalismo coincide con il liberismo, il che dà la misura di quanto lungo e profondo dovrà essere il nostro lavoro sul piano culturale.
D. Ci spieghi, allora, quale rapporto intercorre tra le due correnti di pensiero.
R. Il liberismo non è che una branca economica del pensiero liberale, che pone l’accento sulla necessità di non ingabbiare le forze economiche in una rete a maglie strette che finisce per diventare una camicia di Nesso per le imprese. E’ un modello di funzionamento del rapporto tra Stato e mercato che non implica di necessità il liberalismo, ch è invece un metodo di approccio ai problemi dell’uomo moderno che, come ho già detto, si fonda sull’etica della responsabilità. Si è fatto un gran parlare di pensiero unico negli ultimi anni, ma spesso sotto la parola si nascondeva un pensiero debole.
D. Vuole dire che il liberalismo non va d’accordo con l’ideologia della
globalizzazione?
R. Voglio dire che millenni di storia non si cancellano perché a un certo punto i mezzi tecnologici accelerano gli scambi e rendono il mondo più piccolo. Nello stesso momento in cui il mondo diventa un villaggio e la distanza tra etnie e territori si riduce, nasce l’esigenza di distinguersi e di affermare, magari nel peggiore dei modi, le tante diversità che ci separano. E’ quello che sta avvenendo, rispetto a cui il pensiero unico non ha strumenti di interpretazione.
D. Vuol dire che siamo destinati a vivere in un mondo dominato dall’ostilità?
R. Essere buoni non basta, anche perché spesso è solo un modo con cui l’uomo occidentale metabolizza i sensi di colpa: Il buonismo è banale,
semplificatorio. La regola numero uno è il rispetto di sé, la responsabilità come principio morale, che non si risolve nell’addossare allo Stato più compiti di quanti non gli spettino. La seconda è il rispetto verso gli altri, ma questo rispetto non può essere a una via.
Claudio D'Aquino
La storia dell’Associazione
L’associazione “Società Libera”, il cui consiglio direttivo è presieduto dall’amministratore delegato
dell’Enel Franco Tatò, rappresenta il primo esempio in Italia di istituzione privata che si occupa di cultura politica senza essere parte politica. Essa è stata formata ed è diretta da diversi esponenti del mondo accademico e imprenditoriale che hanno voluto dar vita, nel marzo del 1998, a una aggregazione capace di arricchire il dibattito culturale contribuendo al processo di trasformazione della società italiana. L’associazione vuole essere infatti un’opportunità di collegamento per coloro che condividono sia la necessità di riflettere su cosa richieda una società liberale per essere davvero tale e intende fornire la possibilità di soffermarsi, oltre che sulle petizioni di principio, anche sulle difficoltà e gli insuccessi che la cultura liberale incontra nelle società occidentali e neo industriali. Vuole essere insomma, più che una chiamata alla mobilitazione per vecchi e nuovi liberali, un appello alla consapevolezza che la legittimazione di uno Stato di diritto si basa sulla sua capacità di dare risposte adeguate ai problemi della società civile. Due uffici, uno a Milano e uno a Roma, una forte attività editoriale condotta dalla casa editrice Società Aperta Edizioni (che ha tra l’altro, fuori collana, il volume “La ricerca non ha fine” che raccoglie scritti di Karl Popper dal 1902 al 1994), e il portale italiano del liberalismo (www.societalibera.org).
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