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Il
Tempo - 16 ottobre 99
In mostra a Milano la storia di una dottrina
"LIBERALISMO, UN CAMMINO PER IMMAGINI"
Spiegare al grande pubblico che cosa è il liberalismo. Questo
è lo scopo della mostra <<Il Cammino della Libertà>>
che si inaugura il 16 ottobre al Castello Sforzesco di Milano,
e che resterà aperta sino al 21 novembre. La mostra è stata
organizzata da <<Società Libera>>, una
associazione di cultura politica liberale presieduta da Franco
Tatò e diretta da Vincenzo Olita, e della quale fanno parte
imprenditori di primo piano come Letizia Moratti, Vittorio
Merloni, Gianfelice Rocca, insieme ad intellettuali di spicco
come Nicola Matteucci (che ne è il presidente del comitato
scientifico), Ralph Dahrendorf, Giovanni Sartori, Francesco
Barone, Giovanni Bognetti e molti altri ancora.
Sino a venti anni fa il liberalismo era infatti relegato dalla
quasi totalità tanto degli uomini di cultura quanto dei
politici tra le ideologie del passato, destinata a non più
ritornare. Sul piano economico, sin dai primi anni Trenta il
liberismo aveva ceduto il passo all’interventismo della mano
pubblica e nel dopoguerra i processi di nazionalizzazione
dell’industria e di incremento della tassazione diventeranno
onnipervasivi.
Il liberalismo come visione dell’uomo e della politica aveva
invece due pilastri. Il primo era quello dei diritti intesi
come diritti individuali di proprietà. Ogni individuo aveva
la proprietà sul proprio corpo, e sui beni materiali che
aveva legittimamente acquisito. Il secondo pilastro era
l’ideale del governo limitato.
L’ordine politico liberale era quello di un governo
rappresentativo sottoposto a rigidi vincoli costituzionali,
che impedissero a chiunque governasse di ledere i diritti dei
cittadini. Questa visione del liberalismo è stata
magnificamente espressa da Karl Popper quando affermò che la
democrazia non può essere definita come il governo della
maggioranza, perché una maggioranza può governare in modo
tirannico. La democrazia dei liberali è piuttosto il rispetto
dei diritti delle minoranze a partire da quella minoranza che
è ogni singolo individuo.
Questi due pilastri del liberalismo conobbero un lungo periodo
di eclisse. Ai diritti di proprietà vennero anteposti, e
spesso contrapposti, i cosiddetti <<diritti sociali>>,
basati non sul perseguimento dell’idea della libertà, ma
dell’ideale dell’eguaglianza materiale.
Ma qualcosa cambiò alla fine degli anni Settanta. Le
politiche economiche dirigiste e keynesiane entrarono in crisi
con il presentarsi del fenomeno della cosiddetta
<<stagflazione>>: stagnazione economica
accompagnata da inflazione. I deficit pubblici esplosero.
Con la crisi dell’ideale socialista e dirigista di uno Stato
che si sarebbe dovuto occupare del cittadino <<dalla
culla alla bara>>, secondo il celebre slogan dei
socialdemocratici svedesi, ritornò l’attenzione
intellettuale e politica verso i principi liberali della
libertà individuale, del mercato, del governo limitato nelle
sue funzioni e nei suoi poteri. Questi principi erano stati
conservati, e continuamente rielaborati ed aggiornati, da un
ristretto gruppo di intellettuali liberali i cui nomi sono
oggi celebri, ma che sino a poco tempo fa erano dimenticati:
Ludwig von Mises, Luigi Einaudi, Friedrich von Hayek, Salvador
de Madariaga, Wilhelm Roepke, Ludwig Erhard, Raymond Aron,
Milton Friedman, George Stigler, Karl Popper, e molti altri
ancora.
Oggi il liberalismo in Italia si trova in una situazione
curiosa. E’ difficile trovare ex-marxisti, solidaristi
cattolici, tradizionalisti, conservatori che non proclamino il
loro debito ed il loro rispetto nei confronti dei principi
liberali. Qualcuno ha persino parlato - con notevole
esagerazione - di tirannia di un <<pensiero unico>>
liberale che dominerebbe il nostro Paese e la gran parte del
mondo. Eppure, con tanti sedicenti liberali, in Italia gli
spazi di libertà sembrano restringersi, e non aumentare.
Il percorso della mostra milanese, concepito da due brillanti
giovani studiosi, Marco Bassani e Carlo Lottieri, intende
proprio riportare il liberalismo al suo nucleo costituente.
Per Bassani e Lottieri, il vero liberalismo è quello della
tradizione anglosassone, che parte dalla Magna Charta e si
struttura intorno all’idea di diritti individuali
inalienabili ed indisponibili da parte del potere politico.
Proprio per discutere in modo rigoroso di cosa debba essere
ricompreso nel liberalismo, <<Società Libera>> ha
organizzato in concomitanza della mostra un
convegno sul tema <<La libertà dei moderni: tra
liberalismo e democrazia>>, che vedrà la partecipazione
di studiosi internazionali di primissimo piano: da Richard
Posner (uno dei più celebri giuristi americani) ad Hans
Hermann Hoppe (esponente della tradizione individualistica
estrema del liberalismo), da Pedro Schwartz (economista
spagnolo ascoltatissimo da Aznar) ad Hugo Buetler (vice
presidente dell’Internazionale Liberale e direttore della
<<Neue Zuercher Zeitung>>, uno dei più autorevoli
quotidiani internazionali).
Per tre giorni, insomma, Milano si trasforma nella capitale
del liberalismo. Un appuntamento da non perdere, sia per chi
liberale si sente da sempre, sia per chi si considera - come
ha ammesso di recente, con ammirevole modestia intellettuale,
il nostro Primo Ministro, - un apprendista liberale.
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