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Il
Giornale - 16 ottobre 1999
La mostra <<Il cammino della libertà>> inaugurata
da Cossiga al Castello
"IN MOSTRA UN SENTIERO DI CIVILTÀ"
Per la parola libertà vale ciò che Sant’Agostino diceva
del tempo: ciascuno, in cuor suo, sa perfettamente cosa sia la
libertà, il difficile è arrivare a una definizione
oggettiva, universale. Milano in questi giorni sta dando un
grande contributo in quest’ultima direzione. Con una mostra,
inaugurata ieri sera dall’ex presidente della Repubblica,
Francesco Cossiga, e dal sindaco Gabriele Albertini nella Sala
Viscontea del Castello Sforzesco (resterà aperta fino al 21
novembre), e con un convegno, nella sede dell’Assolombarda,
in via Pantano, ieri, oggi e domani.
La prima è un modo diacronico, storico, per raccontare, con
rigore scientifico, in cinque atti - soprattutto ai giovani -
le vicende del liberalismo, dalla <<Magna Chart>>
inglese al costituzionalismo americano, dalla Rivoluzione
all’attuale rinascita dopo la lunga epoca dei totalitarismi
(nati, paradossalmente, anch’essi in difesa della libertà,
almeno di certe libertà). Il secondo, il convegno, è invece
un modo sincronico per mettere a fuoco, con il contributo di
valenti studiosi e intellettuali, concetti di grande spessore
come liberalismo e democrazia liberale.
Dietro tutto la regia, cioè la realizzazione di
<<Società Libera>> (l’associazione culturale,
nata nel marzo 1998, presieduta da Franco Tatò) che ha avuto
il patrocinio del Comune, della Provincia di Milano e della
Regione Lombardia. Cosa sono dunque la libertà e i suoi
derivati? <<Da dieci anni non c’è chi non si dica
liberale - ha esordito ieri Salvatore Carrubba, assessore alla
Cultura di palazzo Marino, presentando la mostra - . Ma per
esserlo, non basta dirlo. Bisogna credere in alcuni
presupposti, in alcune pratiche. Con Einaudi: la libertà non
è una condizione di natura ma uno stato che si raggiunge con
un bilanciamento delle regole>>.
<<Il liberalismo è un’idea di sviluppo dove è
permesso tutto, tranne ciò che è proibito>>, ha invece
chiosato ai giornalisti Franco Tatò. Poco prima
l’amministratore delegato dell’Enel aveva detto:
<<Il liberalismo è un metodo, che certamente si è
modificato ed arricchito nel tempo, ma che mantiene fisso il
proprio obiettivo di fondo: rafforzare la libertà di una
società di cittadini che hanno uguali diritti e uguali
doveri. L’idea liberale può costituire l’unica chiave in
grado di aiutare l’uomo a comprendere le difficoltà del
nuovo millennio>>. E al convegno Tatò è
<<entrato in rete>>: <<Attraverso internet
è possibile riappropriarsi di due libertà fondamentali,
quella di comunicare e quella di apprendere. In rete non ci
sono costituzioni, solo la distinzione tra chi ci sa stare e
chi no. E un liberale crede molto in queste libertà della
rete>>.
Il tema della prima sessione del convegno era <<Nascita
ed evoluzione della tradizione liberale e di quella
democratica>>, ed è stato affrontato anche da Alberto
Martinelli (che ha presieduto), Agostino Carrino, Giuseppe Bedeschi, Luigi Compagna, Valerio
Zanone, Dino Cofrancesco,
Ralph Raico. <<Per prima cosa bisogna fare chiarezza
nell’ampio e frastagliato arcipelago del liberalismo - ha
detto Cofrancesco, docente di storia delle dottrine politiche
all’università di Genova -. Dove può trovarsi
l?intolleranza dogmatica o il ridicolo di un Marcuse liberale.
E per questo bisogna torn-re ai classici, come a Constant>>.
<<Ma il vero problema oggi - ha ripreso il docente - è
non fermarsi a un patto minimalista sui principi universali,
ma di accordarsi sui principi intermedi. Su un’etica
politica di spessore, in grado di affrontare i temi del
welfare state, della socialdemocrazia. O anche
d’interrogarsi sugli effetti distruttivi, devastanti, che
oggi il capitale apolide sta già esercitando>>.
L’intervento finale è stato di Valerio Zanone:
<<Quello della democrazia liberale è certo
l’ordinamento più desiderabile. A patto che, nell’unione,
l’aggettivo sia più importante del nome>>. <<La
lezione di questo secolo -ha concluso Zanone - è che in caso
di separazione dei due termini possiamo avere un liberalismo
elitario o unademocrazia che slitta verso la tirannia della
maggioranza>>.
Poi di nuovo tutti al Castello, per l’inaugurazione della
mostra con Francesco Cossiga. <<Spero che tutti vengano
a vederla - ha detto il senatore -. E’ una mostra
significativa perché delinea la storia del pensiero liberale.
Non come il pensiero di un partito ma come pensiero di una
civiltà. Non parla di liberalismo nel senso politico ed etico
del termine. Si indicano nella rassegna le tappe più gloriose
della libertà, con le sue grandi radici: la radice
anglosassone di John Locke, la gloriosa rivoluzione del 1688,
e ciò per cui mi sento democratico e liberale, la guerra di
indipendenza americana con il grande afflato della
Dichiarazione di Indipendenza>>. <<Ma c?è anche
la Rivoluzione Francese - ha concluso Cossiga - alla quale io
non mi sento assolutamente vicino, e la grande tradizione del
pensiero cattolico liberale, da Gioberti a Balbo a Rosmini>>.
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