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Il
Giorno - 15 ottobre 1999
Nicola Matteucci e il lungo e vincente <<cammino della
libertà>>
"PERCHE NON POSSIAMO NON DIRCI LIBERALI"
MILANO - Documenti, dipinti, filmati, giornali, libri e
oggetti: il pensiero liberale è in mostra da domani al
Castello Sforzesco (titolo <<Il cammino della Libertà>>,
fino al 21 novembre, tutti i giorni, lunedì escluso, orario
9,30-17,30). La rassegna (a cura di Luigi Marco Bassani e
Carlo Lottieri), suddivisa in cinque sezioni che coprono otto
secoli di storia dell’Occidente, è organizzata da Società
Libera, associazione culturale presieduta da Franco Tatò e
con un comitato scientifico presieduto da Nicola Matteucci.
Nell’ambito della mostra, la stessa associazione ha promosso
un convegno che si apre oggi nell’Auditorium dell’Assolombarda
e che si concluderà domenica con una tavola rotonda. Tema:
<<La libertà dei moderni: tra liberalismo e
democrazia>>.
Si apre con la Magna Charta del 1215 e si conclude con un
busto di Friedrich von Hayek. E’ <<Il cammino della
libertà>>, la mostra sul pensiero liberale che si apre
domani al Castello Sforzesco di Milano. Nicola Matteucci si
gode questo momento. Era sicuro che sarebbe arrivato, era
sicuro che prima o poi i sacri testi che ha predicato per
tutta la vita (da Tocqueville a Croce, da Popper ad Hayek)
avrebbero avuto la loro rivincita. E oggi il fondatore del
Mulino, studioso e politologo di fama europea (il suo
Liberalismo in un mondo in trasformazione è alla quarta
edizione), assiste allo spettacolo in cui tutti si proclamano
liberali. Divertito e scettico li lascia dire mentre sarebbe
uno dei pochi, se non l’unico, in grado di rilasciare il
necessario certificato.
Professore, perché ci sono tanti liberali in giro?
<<Ce ne sono anche tanti che indossano questa parola
come un abito alla moda>>.
In buona fede?
<<Anche in mala fede, a volte senza nemmeno sapere che
cosa rappresenta>>.
Che cosa rappresenta?
<<Il lungo cammino di un pensiero complesso. La sfida
all’antico stato assoluto, la sfida alle democrazie giacobine, la sfida al totalitarismo e la sfida allo stato
assistenziale>>. Un pensiero quasi anarchico.
<<Einaudi diceva che il liberalismo è l’anarchia dgli
spiriti sotto la sovranità della legge>>.
In Italia c’è molta anarchia..
<<...ma senza la sovranità della legge, la Legge con la
maiuscola.
Noi piuttosto brancoliamo in un labirinto di decreti>>.
C’è differenza fra liberalismo e liberismo?
<<Un tempo c’era, liberismo in campo economico e
liberalismo in campo etico-politico. Poi questa distinzione è
caduta. Non c’è liberalismo senza liberismo>>.
Ma è diventato sinonimo di troppo mercato, quasi senza
regole.
<<Non esiste un mercato senza regole. Il mercato ha già
meccanismi propri con cui si autoregola.
La prova è che il mercato nasce ben prima che ci sia una
moneta garantita dallo Stato>>.
Sono sufficienti questi meccanismi?
<<Naturalmente occorrono anche norme, ma universali e
uguali per tutti, per esempio la lotta contro i monopoli si fa
contro tutti, non contro questo o quello. Le norme non devono
indirizzare il mercato, ma regolarlo>>.
E la piccola iniziativa?
<<Proprio per tutelarla. Senza la piccola iniziativa non
c’è vero mercato. Già Adam Smith ricordava che andiamo a
comprare il pane tutti i giorni e scegliamo dove c’è il
fornaio che lo fa meglio>>.
E dove costa meno.
<<Se vuole anche dove c’è la fornaia più simpatica o
carina. Basta che ci sia la libertà>>.
Liberalismo e democrazia vanno sempre d’accordo?
<<Da quando i liberali hanno accettato il suffragio
universale>>.
Quindi liberaldemocratici?
<<Col trattino o senza? C’è una simpatica polemica
fra Giuseppe Galasso e il sottoscritto. Io sono contro il
trattino, Galasso lo vuole, liberal-democratici, come per
mantenere una certa distanza>>.
Chi è oggi l?avversario del liberalismo?
<<Il laicismo>>.
Ma i laici non sono fratelli?
<<Ho detto laicismo. Il laico riconosce il primato
morale della coscienza dell?individuo, il laicista considera
invece lo Stato come il solo interprete della verità>>.
La Costituzione italiana è liberale?
<<E’ un po’ confusa. Ci sono i diritti ma non li
mette in rilievo. Dovrebbe esserci una dichiarazione dei
diritti che precede la Costituzione>>.
Abbiamo avuto dei grandi statisti liberali?
<<Cavour e Marco Minghetti>>
Minghetti?.
<<Ha scritto opere fondamentali. Una di queste è
intitolata Ingerenza dei partiti nella pubblica
amministrazione e nello Stato>>.
E Luigi Einaudi?
<<Stavo per dirlo. E’ l’uomo che ha impostato la
politica economica del dopoguerra. E’ a lui che dobbiamo il
miracolo economico. Però oggi mi sembra che sia più
celebrato che studiato>>.
Perché lei giovane liberale alla seconda laurea presentò una
tesi su Gramsci?
<<C’era un passo cruciale da analizzare e criticare.
Quello in cui Gramsci teorizza che il partito, cioè il
partito comunista, deve sostituire l’imperativo categorico
kantiano. Significa che l’uomo deve abdicare, la sua
coscienza cessa di essere la sola interprete dei valori
morali>>.
Come sono stati i suoi rapporti con il Pci?
<<Mediati dalla storia del Mulino che a Bologna è stato
il rifugio degli studiosi non comunisti. Fatto che destava la
curiosità di Togliatti. Il sindaco Zangheri mi diceva: Quando
vedo Togliatti mi chiede sempre: ma che cosa fanno quelli del
Mulino?. Per il resto abbiamo avuto rapporti di reciproco
rispetto>>
Suo padre non fu ucciso dai comunisti?.
<<Preferirei non parlarne>>.
Ma è un fatto noto.
<<Mio padre venne ucciso nel ’45 da un comunista che
poi venne arrestato e processato. Mio padre era una brava
persona stimata e ben voluta tanto che vennero i dirigenti del
Cln a portare le condoglianze e a scusarsi>>.
Quanto ha pesato quell’episodio?
<<Su di me? Moltissimo, è ovvio>>.
Anche sulla sua formazione?
<<Come studioso ho cercato di ragionare. Sapevo e so
bene che i processi rivoluzionari provocano sempre vittime
innocenti.
Però pochi mesi dopo ho fondato a Bologna la sezione
giovanile del partito liberale>>.
Lei ha scritto un editoriale intitolato Se un liberale sta con
la Chiesa>>.
<<Commentavo il fatto che tanti laici sono contro l?aborto>>.
Un liberale può stare con la Chiesa?
<<Beh, c?è la famosa frase di Benedetto Croce: Perché
non possiamo non dirci cristiani>>.
La fa sua?
<<Certo>>.
Si sta convertendo?
<<E’ noto che non sono praticante.
Ma questo non mi impedisce di credere nei valori del
cristianesimo e anche nella tradizione>>.
Quindi è credente?
<<Hayek, grande liberale, diceva che non si può essere
né atei né credenti, perché il problema sfugge alla nostra
ragione. Ricordo anche le ultime ore di Federico Chabod che si
congedò da noi, suoi allievi, con queste parole:Muoio nella
religione dei miei padri>>.
Lei ama molto Hayek. Come mai non ha sfondato in Italia?
<<Colpa di Einaudi>>
Il presidente?
<<Suo figlio, l’editore>>.
Che cosa ha fatto?
<<Non ha pubblicato, quando avrebbe dovuto, La via della
schiavitù. E pensare che suo padre glielo aveva consigliato.
So che lo ebbe fra le mani e poi lo bloccò>>.
Secondo lei perché?
<<Temo perché denunciava le degenerazioni dello Stato
onnipotente, come in Urss>>.
Il liberalismo sta vincendo o tornerà in crisi?
<<Guardi, se al dipartimento di economia
dell’università di Mosca hanno inaugurato una statua di Hayek, vuol dire che sta vincendo>>.
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