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Il Sole 24 Ore 16/11/2002
Allentare i vincoli per rilanciare la competitività
di Salvatore Carrubba
Non più tardi di due giorni fa, il World Economic Forum ha offerto motivi di riflessione e di preoccupazione sulle condizioni della competitività italiane, nel rapporto annuale che vede il nostro Paese perdere ben tredici posizioni rispetto al 2001.
Luigi Prosperetti ha offerto sul Sole-24 Ore convincenti spiegazioni della perdurante, e ulteriormente declinante, debolezza competitiva del nostro Paese.
Ulteriori motivi di riflessioni vengono dal Terzo Rapporto sul processo di liberalizzazione della società italiana curato da Società Libera.
Il Rapporto, esaminando diversi settori cruciali dell’economia e della società italiane con analisi affidate a vari studiosi, sospende, per così dire, il giudizio sulla liberalizzazione in atto in Italia.
Molti autori riconoscono la volontà riformatrice del governo Berlusconi, ma prendono atto delle lentezze e delle difficoltà che la mettono a dura prova, dovute soprattutto alla <<situazione di stallo del sistema economico>> che condiziona pesantemente ogni sforzo (così, Giuseppe De Vergottini).
La sintesi delle esigenze di liberalizzazione ancora inevase ripercorrono le ragioni della debolezza competitiva.
Raimondo Cubeddu e Alberto Vannucci le ricordano in un paragrafo significativamente intitolato <<Un nuovo slancio o una marcia indietro?>>.
Si va dalla soffocante ipertrofia legislativa alla pesantezza amministrativa, finora solo scalfita, alle rigidità degli ordini professionali, alla scarsa qualità delle risorse umane nelle amministrazioni pubbliche, all’insufficiente utilizzo delle nuove tecnologie, all’equivoco di fondo che finora ha accompagnato i processi di liberalizzazione che hanno modificato gli assetti proprietari ma non intaccato i monopoli esistenti.
Le analisi provenienti da Ginevra e da Roma trovano ulteriore conferma a Washington, dove la Heritage Foundation (tra i più seri istituti di cultura liberista) ha appena pubblicato la nona edizione dell’indice mondiale della libertà economica, che vede l’Italia stabile al 29° posto (prima in assoluto è Hong Kong, la più libera in Europa è l’Irlanda, quinta in classifica, la Germania è 19°, la Francia 40°).
<<Poco è stato fatto>> rispetto alle promesse, sottolinea anche la Heritage Foundation che dà atto tuttavia al governo Berlusconi di aver tentato di riformare il mercato del lavoro, scontrandosi con resistenze sindacali che <<mettono a repentaglio niente di meno che il futuro dell’economia italiana>>.
Le analisi, insomma, lasciano scarso spazio al dubbio sulla strada da imboccare, in una situazione che, ricorda la Heritage Foundation, vede miglioramenti sostanziali in tutto il mondo.
Tutti realizzati nella direzione di ridurre l’ingerenza pubblica nell’economia, di tagliare il carico fiscale e di migliorare le performance degli assetti amministrativi.
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