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Il Giorno 16/11/2002
Italia e liberalismo
C’è ancora molta strada da fare
ROMA – Il nostro Paese è ancora in grave deficit di cultura e scelte liberali. E ai propositi manifestati in questo senso dal governo non sono stati seguiti segni tangibili di un’autentica ricezione della cultura propagata da Karl Popper. Né da parte delle istituzioni, né della dirigenza e tantomeno del sentire collettivo. È l’Italia che emerge dal terzo Rapporto elaborato da Società Libera, un’associazione apolitica nata nel 1998 per volontà degli esponenti del mondo accademico ed imprenditoriale. Materia di riflessione del documento, otto settori del sistema Italia: Welfare, Sicurezza, Istruzione, Privatizzazioni, Cambiamento Istituzionale, Gestione del Territorio, Informazione e liberalizzazione dell’economia.
Lo studio analizza l’ultimo anno. <<Il periodo preso in esame – spiega Vincenzo Olita, direttore di Società Libera – ovviamente dà al Rapporto anche il significato di una valutazione su una prima capacità di risposta di un governo, che aveva dichiarato largo impegno di liberalizzazione. Su questo, non ci sembra che il giudizio possa essere complessivamente soddisfacente>>. E l’evoluzione appare urgente più che mai. <<Le crescenti difficoltà dei modelli economici occidentali – dice ancora Olita – impongono di focalizzare l’attenzione sugli effetti della globalizzazione rispetto alle sovranità nazionali e sul ripensamento delle regole che consentono un’autoregolamentazione etica del mercato>>. Tematiche che la classe dirigente, si legge nel Rapporto, <<deve analizzare e ponderare attentamente; in mancanza assisteremo a un trionfo di un pragmatismo astratto, lontano quanto mai da concezioni neoliberali>>.
Ancora un’utopia, dunque, una collettività italiana che interpreti il liberalismo come un’avventura anzitutto intellettuale da cui trarre <<materia viva>> per una metamorfosi, come auspicava Friedrich August Von Hayeck, direttore dell’istituto austriaco di ricerche economiche. Anche nel settore dell’informazione siamo <<prigionieri del passato>>. Lo scrive Franco Cangini, che argomenta caustico: <<Libertà e correttezza dell’informazione sono cose troppo serie per lasciarle in mano alla politica e ai giornalisti>>. Nonostante le polemiche di partito, scrive Cangini, <<nell’occhio del tifone regna la calma piatta su cui vigilano, pappa e ciccia tra loro, i due superpartiti Rai e Mediaset. È quel che dice il “ duopolio televisivo”>>. Cangini guarda, ancora una volta, all’esempio svedese. Qui la funzione di vigilanza per la certezza dell’informazione, dal punto di vista dell’interesse pubblico, è affidata ad un’autorità imparziale, l’Ombudsman. Un organismo che potrebbe realizzare una correzione per la quale il nostro Garante della Comunicazione non è abbastanza forte.
Claudia Marin
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