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La Repubblica - 13/3/1999

Inglesi e americani a Napoli
"SICUREZZA, UNA LEZIONE DALL’ESTERO"

<<MEZZOGIORNO e criminalità>> è il tema di un convegno che si svolge a Napoli, oggi dalle 9,30, all’Hotel Terminus. Organizzato da Società Libera (l’associazione presieduta da Franco Tatò e diretta da Vincenzo Olita, che ha tra i suoi componenti Giovanni Sartori, Ralf Dahrendorf, Sergio Romano, Giulio Giorello, Angelo Panebianco, Massimo Teodori) apre una riflessione sul binomio sviluppo-sicurezza delineandone i profili, gli obiettivi, le soluzioni. La questione riguarda l’Italia.
E, certo, tanti altri paesi. Eppure, non c’è regione d’Europa come il Mezzogiorno il cui destino non sia legato così fortemente al problema criminalità. In tal senso, la scelta di tenere il convegno a Napoli ha un significato immediato e inequivoco. Che i promotori così sintetizzano: <<Non c’è sviluppo senza sicurezza e non può esserci sicurezza senza sviluppo>>.
Di fronte a diagnosi e terapie incerte, a una politica fatta di soli annunci, il valore di questa iniziativa non risiede tanto nell’autorevolezza dei partecipanti, quanto nel confronto diretto tra idee ed esperienze diverse tra loro. Al convegno, infatti, saranno esposti importanti reports internazionali come quelli di Pat Mayhew (Direttore di ricerca del Ministero degli Interni d’Inghilterra), Peter Powers (Vicesindaco di New York), Bruce Benson (Professore dell’Università della Florida e studioso del tema della sicurezza). Le presenze italiane più rappresentative saranno quelle di Pier Luigi Vigna (Procuratore nazionale Antimafia), Fernando Masone (capo della Polizia) e, tra gli studiosi, Angelo M. Petroni (dell’Università di Bologna) con una relazione sul tema chiave <<Ordine e Libertà>>.
Dal canto suo, Mayhew ci dirà dell’esperienza britannica, inaugurata da Blair, che coniuga una intransigente lotta al crimine ad una decisa azione sulle sue cause sociali. Powers ci spiegherà in cosa consiste la celebre campagna <<tolleranza zero>>: la strategia inaugurata dal sindaco di New York Giuliani che ha dato forti risultati nella riduzione del crimine in una delle aree mondiali più a rischio; insieme a costi discutibili e polemiche sulle garanzie individuali. Ma la voce originale è quella di Bruce Benson, convinto assertore della tesi che il più alto grado di efficacia e giustizia possibile nel campo della sicurezza è dato dalla concorrenza tra agenzie private e dalla pratica di contratti di sicurezza (autentici). Si incontreranno esperienze e ideologie molto diverse tra loro.
Si, perché le esperienze britannica e americana delle politiche di <<tolleranza zero>> sono praticate in paesi dove il numero delle leggi è nettamente inferiore al nostro. Ma, soprattutto, dove la tradizione giuridica è opposta alla nostra. Dove vive un’altra idea della legge.
Un diritto, cioè, fatto più di regole di condotta che non di legislazione statale (tale è la tradizione della common law). In quelle realtà, lo scontro tra differenti visioni dell’uomo e della società è forte e aperto.
Da un lato, infatti, troviamo teorie che fanno discendere i crimini esclusivamente da cause sociali (negando, di fatto, sia i diritti individuali da garantire, sia le responsabilità individuali dei criminali). Dall’altro, un’idea implacabile della legge, di radice biblica, che ritiene giusta la punizione del male. Quella stessa legge che rende difficile perdonare che ha ucciso un altro uomo. In Italia siamo ad un altro livello. A destra come a sinistra, il tema della sicurezza è una questione di monopolio di Stato.
Ed anche qui, forse più che in altri campi, il fallimento di ogni strategia è evidente. Basta guardare a quanto accade sulle coste della penisola, alla cinture metropolitane, per capire dove stiamo andando. Per meglio dire, dove ci sta portando il politically correct dei nostri governanti, il loro disinvolto multiculturalismo (che è ormai la faccia perbene della segregazione), le continue sanatorie per l’immigrazione clandestina.
Come meravigliarsi allora per la recente corsa al porto d’armi dei cittadini delle civili città di Torino e Milano. Appare del tutto ipocrita, dunque, il piagnisteo sulla ferocia della mafie emergenti, a cominciare da quella albanese. Quelle hanno capito benissimo che l’immagine apparentemente organizzata di questo Paese e, in realtà, di cartapesta. E si comportano di conseguenza.
Sì, perché è di cartapesta un Paese che promuove, ad esempio, l’educazione alla legalità in presenza di un numero incalcolabile di leggi vigenti, di disposizioni amministrative, di regolamenti.
Sarebbe bello applicarle tutte e vedere l’effetto che fa. Dai vincoli e dalle inerzie andremmo dritti alla paralisi integrale. E allora lo sviluppo del Mezzogiorno resterà una chimera finchè esisterà il terreno di cultura dei poteri criminali. Quello, cioè, del doppio comando: politico ed economico.

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