|
[prior] [next]
Il
Foglio - 21/5/1998
"UNA LOBBY ILLUMINISTA CHE SI BATTE PER POTERI
REALMENTE NEUTRI"
ROMA – Dall’inizio degli anni Novanta, si sono sviluppati
in Italia i poteri che vorrebbero essere neutri (cioè non
legati al potere politico), con funzioni di regolamentazione
di settori fondamentali della vita pubblica. Potere neutro per
eccellenza è, o meglio dovrebbe essere, la magistratura, ma
poteri neutri sono anche le strutture di regolamentazione di
varie attività. La riconversione dell’intervento dello
Stato nell’economia ha, per esempio, prodotto una
moltiplicazione di Authority. Ma ancora oggi dietro a proposte
apparentemente modernizzanti, si nascondono i vecchi vizi
della faziosità italiana. La vicenda della politicizzazione
della magistratura è il segno più evidente di questa realtà.
Così un gruppo di manager e intellettuali, un po’
illuminista e un po’ pedagogico, si propone di aiutare un
po’ tutti, cittadini e politici, governo e opposizione, a
ritrovare la via giusta. "Società libera" si chiama
l’associazione che persegue questo obiettivo, ne fanno parte
imprenditori-manager come Franco Tatò e Letizia Moratti,
studiosi come Ralf Dahrendorf e Giovanni Sartori. Nel Comitato
Scientifico vi sono anche esponenti di varie parti politiche,
diessini e polisti. Siedono insieme giustizialisti storici
come Alessandro Pizzorno e garantisti d’antan come Nicola Matteucci. "Non abbiamo nessun rapporto con interessi
particolari -spiega Franco Tatò- vogliamo solo portare il
nostro contributo. Come nel dibattito sui poteri neutri che
vuole individuare i meccanismi dei sistemi istituzionali di
altri paesi che funzionano al meglio".
E Tatò, amministratore delegato dell’Enel, presiederà
domani il dibattito, alla Triennale di Milano, su "Società
libera e poteri neutri", e sul tema anticipa che:
"Stiamo abusando di Authority che finiscono per essere
surrogati delle strutture politiche, invece di rappresentare
istanze generali condivise, neutre, appunto. In Inghilterra
l’Authority sull’energia è a regime monocratica, da noi
invece è nata una struttura collettiva, che agisce in una
situazione in cui ancora non c’è mercato e ha poteri
delegati che potrebbero benissimo essere dei politici.
Un processo squilibrato, inefficace, dagli alti costi, dai
risultati contraddittori (si apriranno presto gravi conflitti
di competenze) a cui però si può ancora ovviare.
Innanzitutto potenziando i poteri, le attribuzioni e le
possibilità d’intervento della madre di tutte le Authority:
l’Antitrust. Il paese ha interesse ad avere una forte
presenza regolamentatrice della concorrenza; è altrettanto
evidente che dovrebbe essere unica e che inventarne una per
ogni settore non è solo veicolo di inefficienza, ma anche di
infiltrazione di istanze politiche improprie".
La piena subordinazione alla politica di poteri che dovrebbero
essere neutri è denunciata da Massimo Teodori, che interverrà
nel dibattito: "Buona parte di queste strutture ha
processi di investitura e di nomina assolutamente dipendenti
dal potere, senza che siano definiti strumenti di garanzia.
Oltre alle nomine di diretta responsabilità governativa,
buona parte di questi cosiddetti poteri neutri è nominata dai
presidenti delle Camere. In non meno di una dozzina di casi,
compresa la nomina del consiglio d’amministrazione della
Rai, con risultati eloquenti. Istituti che dovrebbero essere
di garanzia, diventano cinghie di trasmissione del
potere".Intanto il dibattito sui poteri neutri in Italia
è soprattutto centrato sul ruolo della magistratura. Il
professore Vincenzo Caianiello, ex presidente della Corte
costituzionale, ricorda che le Authority sono figlie del
tramonto della concezione che vedeva nell’amministrazione lo
strumento unico di regolamentazione e composizione del
rapporto tra interessi collettivi e individuali. Oggi
l’amministrazione stessa è divenuta parte, così come parte
sono i singoli cittadini e un potere neutro è chiamato a
regolamentare i conflitti di interessi in una società
complessa. Intanto, però, nel potere neutro per eccellenza,
si è verificato un profondo squilibrio: "Negli ultimi
anni si è sempre più confusa l’imparzialità a cui è
chiamata la pubblica accusa nei processi, con la neutralità,
quasi che i due termini siano sinonimi. Il pm è parte
interessata a un risultato; la crisi della giustizia in Italia
si avviluppa su questo equivoco dell’unicità della carriera
dei magistrati e si amplifica con il debordare del ruolo dei pm. Potere neutro è solo il magistrato giudicante".
|
|