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Libero 18-06-2006

Intervista a Salvatore Carrubba
La cultura a Milano? Marketing e spettacolarizzazione

Dottor Carrubba lei è stato assessore alla cultura del Comune di Milano dal 1997 al 2005, dopo essere stato direttore della Fondazione Einaudi, di Mondo Economico e del Sole 24 Ore. Si può fare di più per la cultura a Milano?
“Dirò quello che a mio giudizio dovrebbe fare il settore pubblico, perché il privato fa quel che vuole. L’intervento pubblico ha senso se la cultura è trasmessa alla cittadinanza, attraverso per esempio le biblioteche. Noto un fenomeno di “apparente” crescita culturale: le mostre sono molto frequentate, i vari festival della lettura, piuttosto che della filosofia, hanno masse di partecipanti, ma questo spesso è solo un indice di spettacolarizzazione della vita culturale e di applicazione della tecniche marketing. Non sempre questi momenti lasciano qualcosa di profondo. Con ciò non voglio dire che non si debbano fare e che non siano utili e meritori; intendo dire che non dobbiamo essere così ingenui da pensare che un paese cresce culturalmente grazie a due reading letterali all’anno; viceversa, si tratta di “fidelizzare” il pubblico. Detto questo, Milano è una città viva che offre moltissimo”.
Cosa ha insegnato il caso Scala?
“Ha insegnato che in una società democratica anche le grandi star devono tenere conto degli ambienti nei quali agiscono e che la gestione aziendalistica di una realtà di questo genere non può essere portata oltre certi limiti. Nondimeno, non ho apprezzato neppure le reazioni assemblearistiche dei lavoratori della Scala, che mi sono parse anacronistiche. Insomma non ha certo prevalso il senso dell’equilibrio”.
Lei è uscito da Palazzo Marino ma il suo impegno per Milano è rimasto molto intenso.
“Ciò che mi interessa è il tentativo di articolare un dibattito, culturale e politico, sui grandi temi che dovrebbero essere all’attenzione dell'opinione pubblica. Da noi la politica è sempre sinonimo di contrapposizione e faziosità, senza che il confronto di idee prenda mai quota. Esistono però luoghi, anche a Milano, in cui emergono il confronto e la dialettica”.
Allude ad associazioni come Società Libera?
“Società Libera è un tentativo di fare cultura e politica, senza il patronage dei partiti e con persone che hanno in comune una genuina passione per la libertà”.
A suo avviso il sindaco Moratti sarà attenta alla cultura?
“Non resta che attendere. Conosco Letizia Moratti e non posso pensare, non solo che non sia sensibile al tema della cultura, ma che non ne colga le potenzialità come fattore di sviluppo. Del resto è stata presidente della maggiore azienda culturale italiana, la Rai, e Ministro dell’Istruzione: con questi precedenti, non potrà non cogliere la priorità del tema”.

DAVIDE GIANLUCA BIANCHI

 

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