Venerdì 9 Giugno 2006 - IL SOLE 24 ORE
Nicola Matteucci, elogio di un liberale
Al professore bolognese il Premio cultura di Società Libera
Ieri sera a Milano è stato conferito a Nicola Matteucci il Premio internazionale alla libertà., organizzato dall'associazione Società Libera di cui chi scrive fa parte), in collaborazione con la Rai.Con Matteucci, che ha vinto per la sezione cultura, l’ edizione del 2006 ha laureato un grande protagonista del pensiero liberale contemporaneo, che ha formato, con gli scritti e con la coerenza dei propri atteggiamenti, almeno un paio di generazioni di italiani appassionati della libertà.
Dopo i contributi classici di.Benedetto Croce e Guido de Ruggiero, dobbiamo infatti proprio al professore bolognese una delle analisi più lungimiranti sull'attualità del pensiero liberale, sulla sua capacità i affrontare le sfide della modernità e di assicurare le condizioni di governo più tollerabili in una società complessa.
In anni nei quali il liberalismo appariva ai più come un apparato concettuale superato e ammuffito, in un ambiente culturale nel quale "mainstream" dominante soffiava a sinistra, Matteucci, con pochi altri, ha non solo tenuto viva una grande tradizione culturale, ma ne ha anticipato e favorito il consolidarsi.
Se oggi tanti si possono dichiarare liberali, gran parte del merito è dovuto a persone come Matteucci, che tanto hanno fatto per ribadire l'attualità perenne del liberalismo. Se poi molti di quei tanti, in realtà, sono liberali solo a parole, ciò è dovuto al fatto che essi non hanno letto abbastanza Matteucci e i protagonisti del pensiero liberale contemporaneo.
Perciò il premio a Matteucci è importante: non tanto perché ratifica un contributo fondamentale alla cultura politica del nostro Paese, ma perché ripropone un autore dalla dimensione ormai classica che offre sollecitazioni di grande attualità. Ne voglio ricordare tre.
La prima sta nella dimostrazione da parte di Matteucci, che la "cassetta degli attrezzi" liberale è quella meglio in grado di governare una società “ a più dimensioni” contrapposta nella ricchezza, nella complessità e nella conflittualità dei poteri che vi convivono, ma anche nella vivacità che ne deriva, alla cupa e sterile visione marcusiana dell' uomo a «una dimensione».
La seconda è l'enfasi posta da Matteucci al tema delle istituzioni: il costituzionalismo è davvero, come egli ha scritto, il «prologo in cielo del liberalismo». Ed è stata la riflessione istituzionale dei liberali che ha dato vita al modello vincente della liberaldemocrazia, quella in grado di salvaguardare gli spazi della società civile e di assicurare gli anticorpi contro la minaccia sempre presente della tentazione totalitaria.
La terza ragione sta nella riscoperta di una tradizione di pensiero, quella del liberalismo italiano, segnata da figure originali e sempre attuali, come quella di Croce, o l'altra, particolarmente cara a Matteucci, di Marco Minghetti, l'esponente isolato di un liberalismo non statalista, che si oppose, senza fortuna, alle tendenze accentratrici e alla visione, propria della destra hegeliana, dello Stato come «coscienza direttiva» della nazione.
Matteucci è stato non solo uno straordinario studioso, ma un fortunato divulgatore e un acuto commentatore (soprattutto sul Giornale), nonché, un grande organizzatore culturale" come esponente di primo piano di quel gruppo del Mulino che molto ha fatto per svecchiare e rinnovare la cultura italiana.
Un liberale completo, insomma, capace di studiare ma anche di organizzare e di seminare. E i nomi che gli si affiancano nell' edizione 2006 del Premio della Libertà (l' imprenditore bolognese Romano Volta e il fisiologo Giacomo Rizzolatti per le sezioni economia e ricerca scientifica, il giornalista iraniano Iraj Jamshidi, perseguitato dallo Scià prima e agli ayatollah dopo, insignito del premio speciale alla libertà) dimostrano quanto sia importante, e difficile, dimostrare di credere nella libertà praticandola, quando è necessario anche a proprie spese.
Salvatore Carrubba
|
|