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televideo.rai.it - 10-02-2006

Privatizzazioni con il freno tirato 

IL BILANCIO DEL "RAPPORTO ANNUALE" 
Pennisi: "Un processo rallentato" 451 "Notevole accelerazione dal 2006" 452 Tardano i servizi pubblici locali 453 CRESCITA FA RIMA CON LIBERALIZZAZIONI Trenta milioni di euro nel 2006 454 Nuova Cassa Depositi e Prestiti 455 Rischi di ulteriori rallentamenti 456 PRIVATIZZAZIONI A LIVELLO MONDIALE Poste e Rai: una fase delicata 457 Fondazioni,un ruolo cardine ma... 458 di Francesco Chyurlia

PRIVATIZZAZIONI, STOP AND GO IN EUROPA
Il processo di privatizzazioni in Italia è in una fase di risveglio dopo un lungo periodo di stop and go legato a vicende interne ma anche alle condizioni economiche mondiali. Il "Rapporto annuale sulle liberalizzazioni in Italia" è l'occasione per fare un bilancio Secondo quanto afferma a Televideo l'economista Giuseppe Pennisi,che dal 2001 cura nel Rapporto il capitolo inerente alle privatizzazioni,"la XIV legislatura è iniziata con un vento favorevole a proseguire il programma di privatizazioni e di liberalizzazioni".Ma il vento contrario del rallentamento economico, dopo l'11 settembre, ha frenato il circolo virtuoso delle dismissioni

UN'ACCELERAZIONE SENSIBILE NEL 2006
Il Dpef 2006-2009 prevede un'accelerazione del programma di dismissioni. Ma già dal 2004 a livello nazionale è ripreso il processo delle privatizzazioni che hanno, in Italia, seguito quattro criteri specifici: sostenibilità, equità, attenzione alle attività strategiche, oltre all'evidente parametro della redditività di medio-lungo periodo. Il rallentamento delle privatizzazioni è un fenomeno europeo legato alla stagnazione delle Borse. I ricavi in Europa sono crollati da 650 miliardi di dollari tra il 1990 e il 2000, ad appena 38 milioni di dollari nel 2001. Sono rimasti su tale livello nel 2002-2003 e nel 2004 sono saliti a 50 milioni. 

RITARDI PER I SERVIZI PUBBLICI LOCALI
Tra i settori da privatizzare, che hanno accumulato un evidente ritardo, c'è quello dei servizi pubblici locali. La Banca d'Italia negli scorsi anni aveva indicato quello che si doveva fare per migliorare l'efficienza di tali servizi "Tracciando un bilancio in poche righe il processo di privatizzazioni e liberalizzazioni in Italia -dice l'economista Pennisi a Televideo - appare negli ultimi 4 anni avere avuto risultati finanziari maggiori di quelli riscontrati nello stesso periodo nel resto d'Europa ma di essere impattato in difficoltà analoghe a quelle con cui si sono scontrati gli altri Paesi europei in materia di riforme".

LA CRESCITA FA RIMA CON PRIVATIZZAZIONI
Tra privatizzazioni e andamento dei mercati finanziari sussiste un nesso molto forte. Secondo l'economista della Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione, Pennisi, "da un lato le privatizzazioni sono un veicolo essenziale per ampliare ed irrobustire la capacità dei mercati finanziari, nonché la capitalizzazione stessa delle Borse". Dall'altro lato, aggiunge l'economista, "uno dei primi effetti dei ribassi delle quotazioni è la minore propensione al rischio degli operatori ad investire in imprese in via di privatizzazione". Un esempio: dalla cessione nel 2006 di altre quote di Enel, Eni e Finmeccanica il mercato riceverà 30 milioni di euro. 

NUOVO RUOLO PER CASSA DEPOSITI E PRESTITI
Da un'analisi empirica condotta dalla Banca d'Italia si ricava che per attirare investimenti stranieri in Italia, occorre rimuovere "barriere ambientali" come le arretratezze istituzionali e strutturali. Altro aspetto saliente è il crescente ruolo della Cassa Depositi e Prestiti il cui capitale è per il 70% pubblico, come azionista di imprese "in via di denazionalizzazione". la Cassa "appare trasformata da istituto la cui missione principale -dice l'economista Pennisiè il finanziamento di opere di pubblica utilità di competenza di enti locali in un conglomerato dove fare parcheggiare privatizzazioni in corso d'opera".

PRIVATIZZAZIONI,RISCHI DI NUOVI ARRETRAMENTI
Il processo di privatizzazioni in Italia è spesso caratterizzato da visioni ideologiche che ne rallentano la sua realizzazione. Secondo l'economista Pennisi, che ha curato anche quest'anno il rapporto sulle privatizzazioni, ci sono ancora nodi da sciogliere. Il tentativo di conuiugare due obiettivi (massimizzare i proventi e dare attenzione ad attività strategiche) "potrebbe avere la conseguenza o di frenar e la nuova fase di privatizzazione, oppure di ridurne l'incidenza sull'economia reale". Questo potrebbe voler dire che in Italia "non siamo ancora pronti ad introdurre un'effettiva politica di concorrenza".

PRIVATIZZARE A LIVELLO INTERNAZIONALE
Nel tracciare le prospettive per il futuro occorre, innanzitutto, inserire i programmi di privatizzazioni nel contesto finanziario internazionale. La liquidità è in rapida espansione: a livello mondiale nel 2003-2005 risulta aumentata del 20%, il tasso di incremento più alto rilevato dal 1974-75. In questo quadro la legge finanziaria e il Dpef 2005-2006 cercano di stimolare il programma di dismissioni. E tra queste sono in cantiere anche quelle di Poste e Rai. Anche se su queste due realtà giocano aspetti ed equilibri assai delicati

FONDAZIONI BANCARIE UN RUOLO CARDINE,MA...
La ristrutturazione del sistema finanziario, non solo la riforma della tutela del risparmio, è uno degli ostacoli da rimuovere. Capitolo a parte meriterebbero le Fondazioni bancarie. "Le Fondazioni restano al cuore del sistema finanziario italiano, anche se sono soggetti né propriamente pubblici, né veramente privati, pur essendo protagoniste di una importante operazionesottolinea a Televideo il prof.Pennisiovvero il passaggio di proprietà del 30 per cento della Cassa Depositi e Prestiti, una privatizzazione per così dire limitata".

 

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