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ITALIA OGGI - Venerdì 10 febbraio 2006

Italia Oggi anticipa il rapporto di Società Libera che rivela poca competitività nei mercati mondiali

L’Italia è in deficit. Di liberalismo.
La deregolamentazione è debole e la golden share resiste

Oggi l'Italia è afflitta da un de­ficit di liberalismo, una po­vertà di cultura liberale ascrivibi­le alla classe dirigente nel suo complesso. Ciò costituisce un blocco per lo sviluppo di talenti creativi, innovazioni e conoscenze utili a competere nei mercati mondiali.
Questo è il punto centrale del «Quarto rapporto sul processo di liberalizzazione nella società ita­liana» di Società Libera che viene presentato oggi a Roma e il 15 febbraio a Milano. II documento non solo mette in rilievo la man­cata 1iberalizzazione dei servizi pubblici locali, i ritardi nella ri­strutturazione dei servizi finan­ziari e il mantenimento della gol­den share. La complessità della regolazione, gli attriti alla circola­zione di informazioni, la debolez­za dei meccanismi concorrenziali e di protezione dei diritti di pro­prietà incentivano l'investimento in attività redistributive e di in­fluenza sul potere pubblico. Gli alti costi di transazione che appe­santiscono il sistema produttivo e incidono negativamente sulla produttività. Società Libera tira le somme sul processo nella legislatura che sta per concludersi. Il documento abbraccia vari aspetti critici del processo di liberalizzazione – dal funzionamento delle Authorities alla formazione di capitale umano e all’ informazione. Il modello delle autorità di garanzia è entrato in crisi profonda. In casi clamorosi che hanno attratto l’interesse dell’opinione pubblica, quali Cirio, Parmalat e le scalate bancarie, il ruolo di vigilanza a tutela dei risparmiatori si è rivelato assolutamente inadeguato. I progetti di razionalizzazione e riforma che da tempo investono il variegato settore delle Authori­es dovrebbero far tesoro di una esperienza non sempre brillante. Secondo il documento, le recenti riforme della magistratura hann­o indebolito l'indipendenza giud­iziale dal punto di vista dell'ac­cesso e delle carriere. Il rapporto si sofferma a lungo sulle riforme dell'istruzione. La riforma Morat­ti - afferma - non solo propone un adeguamento ai sistemi europei, ma rappresenta una rivoluzione per la scuola in Italia. Sul fronte degli assetti due sono i punti di responsabilizzazione e consape­volezza: la valutazione di sistema quasi totalmente ignota nella prassi scolastica italiana e l'alter­nanza scuola-lavoro, obbligatoria anche nei licei come apertura al mondo del lavoro. Quanto all'Uni­versità il provvedimento varato non offre novità sostanziali.




Un capitolo esamina il grado di coinvolgimento delle comunità locali nelle politiche di governo del territorio, valutandone le tenden­ze di cambiamento con particolare riferimento alle diverse fasi di formazione e sviluppo di pro­grammi complessi di riqualifica­zione. Il quadro delineato pone in evidenza alcuni elementi di critici­tà; per esempio, l'organizzazio­ne della partecipazione non av­viene nella fase iniziale della defi­nizione degli obiettivi generali e specifici ma si concretizza il più tardi possibile. Ciò pone le parti in causa di fronte a una specifica soluzione predeterminata e alla difficoltà di tornare indietro.


Giuseppe Pennisi

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