Il Sole 24 ORE - Venerdì 10 febbraio 2006
Società Libera individua privilegi e interessi costituiti
Tutti i nemici della competitività
Salvatore Carrubba
Una politica di liberalizzazioni per rendere l'Italia più competitiva: così si potrebbe riassumere un efficace programma per il prossimo Governo. Basterebbe ispirarsi alla montagna di documentazione che sul tema si è ormai formata e alle convincenti esperienze internazionali in corso. Esse non lasciano dubbi: per recuperare la spinta allo sviluppo occorre sbrecciare il muro impenetrabile degli interessi costituiti che, come le gilde di una volta, difendono a spada tratta corporazioni e privilegi.
Un' ulteriore e utile riflessione al riguardo giunge dal quarto Rapporto sul processo di liberalizzazione della società italiana, che è curato da Società Libera e viene presentato oggi a Roma (alle 11,45, presso la Federazione nazionale della Stampa) e mercoledì 15 a Milano (alle 11,30, a Palazzo dei Giureconsulti). In particolare, il contributo di Raimondo Cubeddu e Alberto Vannucci affronta proprio il tema della competitività, letto da un originale punto di vista, quello istituzionale. Non si tratta di un approccio stravagante. Fa parte infatti della cultura liberale, anzi ne rappresenta il contributo forse più attuale e perenne, lo sforzo di individuare di volta in volta l'intelaiatura istituzionale in grado di rispondere efficacemente all'interazione degli individui.
Le istituzioni liberali non sacralizzano il potere e non si lasciano rinsecchire dall' ideologia; semplicemente cercano di minimizzare i costi e di massimizzare i vantaggi della convivenza all'interno di un sistema che lasci ciascuno responsabile di se stesso. Non a caso, è Nicola Matteucci, presidente del Comitato scientifico di Società Libera, ad aver definito il costituzionalismo <<prologo in cielo" del liberalismo.
Per Cubeddu e Vannucci, quella italiana è soprattutto una crisi istituzionale in quanto determinata da mancanza non certo di "spirito imprenditoriale", ma di motivazioni e incentivazioni all'adesione diffusa a stili e modelli di condotta innovativi. In parole povere, troppo spesso conviene di più alle aziende darsi da fare per cercare protezioni che non per buttarsi nel mare della concorrenza; per "avvantaggiarsi nei processi di redistribuzione della ricchezza esistente, piuttosto che nella produzione di surplus sociali".
Questi comportamenti non sono dovuti a un'intrinseca debolezza o a una congenita disinvoltura delle aziende italiane: no, è per l'appunto il sistema istituzionale che spiega, se non giustifica il loro comportamento. Alcuni esempi di queste debolezze istituzionali? "L'alto pedaggio da pagare nei rapporti con lo Stato, l'asimmetrica distribuzione di informazioni, l'incerta attribuzione di responsabilità ai decisori pubblici e privati e l'affievolirsi dei diritti di proprietà, connessa alla vischiosità delle procedure di protezione pubblica".
Rinunciando ai disegni palingenetici di grandi e impossibili riforme costituzionali, sarebbero più utili interventi mirati e puntuali volti a correggere quelle patologie, del resto ben note: una sorta di "giardinaggio istituzionale" come lo definiscono con grazia gli autori; un ritorno a quell' "ingegneria sociale a spizzichi" che qualifica la società aperta di Popper e dà sostanza alla cultura riformista.
Significativamente, apre il volume l'intervento di Giuseppe De Vergottini che analizza con freddezza il funzionamento delle (molte) autorità di garanzie istituite nel nostro Paese, rivelatesi spesso impotenti a prevenire scandali e tracolli, con la conseguenza che "i soggetti deboli (in questo caso soprattutto i risparmiatori) sono stati duramente penalizzati". Di nuovo, la riflessione serena che De Vergottini apre su modello, funzionamento ed efficacia delle autorità indipendenti va appunto nella direzione di migliorare giorno per giorno, abbandonando fanatismi ideologici e preconcetti d'appartenenza, il funzionamento quotidiano delle istituzioni italiane riconoscendone il ruolo essenziale per rendere competitivo l'intero sistema economico e sociale.
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