IL DENARO - 10-02-2006
Processo di liberalizzazione: a Roma si presenta il Rapporto
di Claudia Carbone
A che punto è in Italia il processo di liberalizzazione? Quanto incide la sua lentezza sul cosiddetto declino competitivo del Paese? A darci qualche indicazione è il Quarto Rapporto su processo di liberalizzazione della società italiana che viene presentato oggi pomeriggio a Roma, presso la Federazione nazionale della stampa italiana, dall’associazione Società Libera. Sarà Andrea Marcucci, presidente di Società Libera, a introdurre il dibattito nel quale intervengono Raimondo Cubeddu, Giuseppe de Vergottini, Stefania Fuscagni e Giuseppe Pennisi.
Nel rapporto si affronta, tra l’altro, il tema delle garanzie e dei poteri regolatori. Una ricerca di Giuseppe de Vergottini mette in chiaro che il modello delle autorità di garanzia è entrato in crisi profonda.
In casi clamorosi che hanno attratto l’interesse dell’opinione pubblica, quali Cirio, Parmalat e infine le scalate bancarie, il ruolo di vigilanza a tutela dei risparmiatori si è rivelato assolutamente inadeguato. Il fatto che Consob, Banca d’Italia e Isvap fossero svincolati da controlli parlamentari e governativi non si è dimostrato funzionale agli interessi deboli che avrebbero dovuto ottenere tutela.
Altro esempio di rilievo riguarda l’incapacità della Autorità per l’energia di monitorare in modo utile l’approvvigionamento energetico mostrandosi sprovveduta di fronte al blackout di due estati fa.
I progetti di razionalizzazione e riforma che da tempo investono il variegato settore delle authorities dovrebbero far tesoro di una esperienza non sempre brillante.
Il rapporto tra mancata liberalizzazione e caduta della competitività viene studiato, invece, da Raimondo Cubeddu e Alberto Vannucci. Per i due studiosi il declino competitivo del sistema economico italiano, certificato da molteplici e concordanti indicatori, va ricondotto alle caratteristiche del sistema politico- istituzionale.
La complessità della regolazione, gli attriti alla circolazione di informazioni, la debolezza dei meccanismi concorrenziali e di protezione dei diritti di proprietà, infatti, incentivano l’investimento in attività redistributive e di influenza sul potere pubblico, piuttosto che nello sviluppo di talento creativo, innovazioni e conoscenze utili a competere nei mercati globalizzati.
Il "sentiero delle privatizzazioni" di Giuseppe Pennisi analizza, poi, le privatizzazione nella legislatura che sta per terminare. Nei primi tre anni, osserva Pennisi, il processo di privatizzazione ha subito una battuta d’arresto, in Italia e negli altri Paesi Ocse, principalmente a ragione dello sfavorevole andamento dei mercati dopo lo sgonfiamento della "bolla" della new economy e l’attentato a New York.
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