IL RIFORMISTA - Mercoledì 8 febbraio 2006
Column
Di Oscar Giannino
Il fattore B. Il rischio, infatti, è che l'Union Sacrèe antiberlusconiana e i toni per l'ennesima volta da tregenda della campagna elettorale facciano sparire dall'agenda ciò che parecchi a sinistra legano indissolubilmente alla parabola del Cavaliere. Mentre, al contrario, un'economia con più libertà per individui e imprese e un fisco meno oppressivo, con meno asset controllati direttamente dallo Stato e dagli Enti Locali, con più infrastrutture e meno aree oligopolistiche protette, è ciò che i mercati tutti i giorni indicano al nostro Paese come via senza alternative. Il Quarto rapporto sulla Liberalizzazione della società italiana, che a cura di "Società Libera" verrà presentato a Roma e Milano, presenta un quadro realistico del molto che resta da fare.
Da Authority meno "captive" dei monopolisti e dotate di poteri più incisivi, alle privatizzazioni rallentate, dall'eccesso di giudizializzazione in tutti i campi, alle sfide che attendono il governo in settori come quelli innovati con la legge Biagi sul mercato del lavoro, e con la riforma Moratti nell'istruzione. Ottant'anni fa, l'azionista Augusto Monti su Risorgimento Liberale commise l'errore di teorizzare che l'Italia non avrebbe mai avuto borghesia liberale, e che sarebbe stata la classe operaia.
Trentadue anni fa, Sylos Labini ci ha insegnato a fare i conti con la società italiana per come essa è, non per come la vorremmo. In questi anni, le polemiche sull'impoverimento dei ceti medi non devono indurre i liberali a mollare.
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