IL TEMPO - Lunedì 23 gennaio 2006
Il boom del petrolio minaccia il piano Cimoli
Più che le assemblee sindacali e la fuga dei passeggeri, il grande pericolo per la sopravvivenza dell’Alitalia arriva dai mercati internazionali del petrolio. Con il greggio che è tornato a sfiorare i 70 dollari al barile, il piano industriale della compagnia rischia di andare a gambe all’aria.
E il mondo politico già si prepara a disinnescare una mina che presto o tardi finirà per scoppiare nelle mani del prossimo governo. Una bomba a orologeria, dunque, che il Centrosinistra ha già deciso di fare esplodere. Un segnale, in tal senso, arriverà da un documento che sarà presentato a Roma il 10 febbraio prossimo. Si tratta del rapporto annuale sulle liberalizzazioni dell’ Associazione Società Libera, un pensatoio d’impostazione liberale il cui comitato scientifico, che cura il documento, è presieduto da uno studioso del rango di Nicola Matteucci. Nel capitolo sulle privatizzazioni nella legislatura che sta per terminare, è scritto testualmente; “L’Alitalia è un’impresa tecnicamente fallita, da tempo tenuta in vita, tramite garanzie pubbliche, con l’illusione più che con la speranza di un rilancio e di un possibile ma poco credibile ritorno a sani criteri di gestione e redditività”. L’avvento di un nuovo governo potrà fare si che i nodi della compagnia e dei suoi dipendenti verranno letti con occhiali benevoli?
Giuseppe Pennisi
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