L'Unità - Martedì 29 novembre 2005
"E se la sinistra facesse finalmente la rivoluzione liberale?"
Il segretario DS risponde a Ostellino e Giorello nell'incontro di Società Libera sul dopo Berlusconi
L'urgente necessità di liberalizzare le professioni di rendere più trasparente l'economia e più competitivo il mercato
Esiste una Italia liberale o non è mai esistita? E se non è mai esistita, come introdurre elementi di liberalismo nella macchina politica, amministrativa, economica di questo paese?
Intorno a questo quesito si sono ritrovati Piero Ostelli no, ex direttore del Corriere della Sera, Giulio Giorello, docente di filosofia della scienza, e il segretario dei Ds, Piero Fassino. L'incontro ieri sera, al Circolo della Stampa. promosso da Società Libera, sala gremitissima e molta attenzione.
Piero Ostellino e Giulio Giorello si sono misurati sulle assenze di cultura liberale, presente e passato uniti nella critica, denunciando arretratezze e chiusure del nostro sistema. "Si parla tanto - ha commentato Ostellino - di liberalismo in Italia, ma troppe volte ci si imbatte nelle incongruenze di pratiche e legislazioni arretrate, che frenano lo sviluppo del paese, ne condizionano la modernità". E ha ovviamente fatto alcuni esempi: il primo, evidente e di maggior sofferenza, l'esistenza di un mercato ancora chiuso alle leggi della libera concorrenza, piuttosto ipergarantito da condizioni di monopolio o di oligopolio, anche là dove si è aperta la strada delle privatizzazioni, il secondo quello relativo alla persistenza di ordini professionali, che garantiscono ingiustificate posizioni di rendita, elevano i costi, peggiorano la qualità delle prestazioni.
A una maggior trasparenza del dibattito politico e culturale si è rifatto Giulio Giorello, denunciando i limiti di una ideologizzazione che ha bloccato in molte situazioni la ricerca. O addirittura ha utilizzato, piegandoli, gli strumenti della cultura a una opportunità politica. Tanto dimostra ad esempio il ricorso ripetuto ad un revisionismo storico e filosofico, finalizzato alla ricostruzione di una presunta verità utile ad una parte politica.
Fassino ha risposto, rivendicando la responsabilità delle forze di sinistra nella costruzione di un sistema più moderno, nel senso appunto di una "rivoluzione liberale", che intervenga ad esempio nei gangli della pubblica amministrazione come nei meccanismi del mercato. Una "rivoluzione" che deve segnare il programma del centrosinistra: "Dobbiamo dedicarci un po' meno alla critica del governo Berlusconi, dobbiamo magari polemizzare un po' meno. Il nostro impegno deve essere diretto alla costruzione di un programma di ammodernamento del paese, che abbia come linea guida una vera rivoluzione liberale".
g.c.
|
|