la Padania - Sabato 11 Giugno 2005
IL RICONOSCIMENTO DELLA "SOCIETA' LIBERA"
MARIO MONTI, UN PREMIO ……..ALLA CONFUSIONE MENTALE
Per l'economista varesotto l'attuale divisa non si può mettere in discussione, anche se - lo dice lui - i tre paesi più provati dalla crisi sono Italia, Francia e Germania, ossia il cuore dell'Europa minata dalla nuova valuta
Lezioni di libertà in salsa europeista firmate da un economista. Brutta rima, direte voi, e ce ne scusiamo, ma la scarsa vena poetica si giustifica da sé, visto che quella andata in scena martedì sera, nella cornice del Castello Sforzesco, più che una premiazione ci è sembrata una vera e propria farsa. Si trattava infatti di assegnare il "Premio Internazionale alla Libertà": evento ormai giunto alla terza edizione per la cura della "Società Libera", associazione - recita la paginetta stampata nel catalogo di presentazione - "capace di arricchire il dibattito culturale e contribuire così al processo di trasformazione della società italiana". La giuria era composta dai seguenti nomi: Gabriele Albertini (sindaco di Milano), Roberto Artoni (Università Bocconi), Salvatore Carrubba (ex assessore alla cultura di Milano), Ferruccio De Bortoli (direttore Sole 24 Ore), Giuseppe De Vergottini (Università di Bologna), Fabiola Finoia (coordinatrice del Premio), Andrea Marcucci (presidente della "Società Libera"), Alberto Martinelli (Università Statale di Milano), Vincenzo Olita (direttore della "Società Libera"), Piero Ostellino (editorialista), Giuseppe Pennisi (Università di Roma), Angelo Maria Petroni (consigliere di amministrazione Rai), Gianfelice Rocca (consiglio direttivo Confindustria), Marcello Veneziani (editorialista). Personaggi altisonanti, autori di un altrettanto altisonante misfatto: hanno premiato in questa terza edizione tra gli altri Mario Monti. Sì, proprio lui: l'economista varesotto membro, dal '95 al '99, della Commissione europea, responsabile di: mercato interno, servizi finanziari e integrazione finanziaria, dogane e questioni fiscali. Nonché commissario europeo per la concorrenza. Nonché editorialista del Corsera. Nonché consulente per autorità di politica economica urbi et orbi come il Macroeconomic Policy Group, l'Aspen Institute e la Suerf. Lo stesso Mario Monti autore (sempre sul Corsera) di un recente "Processo all'Europa" cosparso di indimenticabili perle di saggezza.
"Deve l'Italia - si chiede l'esimio- sentirsi in 'difetto di democrazia' perché, come la sua Costituzione peraltro richiede, ha ratificato con voto del Parlamento?". Credo proprio di no, si autorisponde. E il perché lo spiega subito dopo: "E' un esercizio molto astratto e pericoloso di 'democrazia' (proprio così, fra virgolette, ndr), a mio parere, chiedere ai cittadini di un Paese di decidere (...) su un tema obiettivamente complesso". Pensate un po' - si domanda poco più avanti - cosa potrebbe succedere in Italia se si tenesse un referendum sullo "Stato italiano"(il virgolettato è suo). La domanda non ci è chiara: scusi, professore, ma non abbiamo appena festeggiato, tra trionfi di tricolori, la festa della repubblica? E se l'Italia - scrive lei - è un "Paese nel quale i sondaggi rivelano una fiducia nell' UE in sensibile diminuzione", onestamente, non vediamo dove stia il problema. Semmai, di questo montante euroscetticismo ci sarebbe da capire la causa.
Lei dice che non è l'economia europea ad andare male ma solo quella di Germania, Francia e Italia. Vale a dire il cuore dell'Europa minata dall' euro: moneta non adottata né dalla Gran Bretagna, né da quella parte di Scandinavia e di paesi dell'Est che invece stanno godendo - lo scrive lei - di "buona crescita economica". E dire che Monti è stato incoronato dai liberal "per la sua competenza nel settore (economia, ndr), per la determinazione e coerenza nel perseguire gli obiettivi dell'unità europea e per le sue convinzioni liberali". Interrogato dal direttore del Tg2 Mauro Mazza, presentatore della serata, sul destino dell'Unione dopo i due clamorosi "no" di Francia e Olanda alla Costituzione europea, ha spiegato di avere "un po' di paura e molta speranza in questo momento di difficoltà". Onestamente, se il buongiorno si vede dal mattino, di paura ne abbiamo anche noi.
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