L'Unità - 10 giugno 2005
Ingrid Betancourt mia moglie, da tre anni in mano ai sequestratori
Ieri a Milano la consegna del premio Società Libera
In Colombia, racconta Garcia Marquez, può piovere per quarant'anni. Nel Paese dei paradossi anche un sequestro può durare più di tre anni, come quello di Ingrid Betancourt, rapita dalle Farc il 23 febbraio del 2002. Ieri a Milano le hanno assegnato il Premio Internazionale alla Libertà indetto dalla Società Libera. Per lei, a ritirare l'onorificenza, c'era il marito Juan Carlos Lecompte.
Sono passati più di tre anni dal giorno in cui sua moglie è stata rapita. Come riesce a mantenere viva la speranza di riabbracciarla dopo un periodo di tempo tanto lungo?
"Per me è molto difficile, ogni giorno mi aspetto una telefonata che mi comunichi che Ingrid è morta, che sta male, che l'esercito le ha sparato non accorgendosi della sua presenza tra i guerriglieri. Ogni giorno comporta per lei un rischio altissimo, non solo per i combattimenti ma anche per le malattie che è facile contrarre nella giungla. E' doloroso anche pensare quanto Ingrid possa sentirsi sola, triste e abbandonata: per questo qualche giorno fa, con un piccolo aereo, ho lanciato nella giungla 10mila volantini con la fotografia dei nostri figli, sperando che almeno uno riesca ad arrivare nelle sue mani".
I guerriglieri colombiani hanno rapito una donna che si opponeva al governo da loro odiato. Anche altrove vengono sequestrati volontari che portano aiuto alla popolazione civile, come la cooperante italiana appena rilasciata. Come si spiega questi paradossi?
"In Afghanistan, come in Irak e in Colombia, è in corso una guerra e la guerra non risponde ad alcuna logica. Accadono cose che non si possono spiegare".
Che si sa ora di Ingrid?
Le ultime notizie accertate di Ingrid risalgono al luglio del 2002, quando fu diffuso un video in cui compariva in tuta mimetica e visibilmente provata. Da quel giorno abbiamo ricevuto solo comunicati dalla guerriglia, come quello del 5 marzo scorso del leader delle Farc Raul Réyes, ma si trattava di dichiarazioni non verificabili a cui mi è impossibile credere".
Quale idea si è fatto dei rapitori di sua moglie?
"I guerriglieri colombiani sono gli unici guerriglieri grassi al mondo: nessuno li caccia, non devono scappare, fanno vita comoda, narcotrafficanti nella sostanza e nell'aspetto. Assomigliano a Pablo Escobar più che a Che Guevara, hanno perso tutto ciò che caratterizzava la guerriglia romantica latino-americana degli anni Sessanta. Non esiste più il cartello della droga di Cali, i nuovi cartelli del narcotraffico sono quelli delle Farc e dei paramilitari".
Non c'è possibilità di procedere ad uno scambio di prigionieri tra le Farc e il governo?
"Per applicare la convenzione di Ginevra, che obbliga gli stati firmatari ad effettuare scambi umanitari tra prigionieri, il presidente deve ammettere che in Colombia è in corso una guerra vera e propria. Ma Uribe si rifiuta di farlo, eppure basta accendere la televisione per rendersene conto: un giorno ci sono dodici soldati morti, quello successivo vengono uccisi dodici guerriglieri , quello dopo ancora viene rapito qualcuno. La guerra c'è eccome. Anche Ingrid nel suo video del 2002 ha ribadito l'obbligo per il governo di procedere agli scambi tra combattenti, oltre ai guerriglieri rinchiusi nelle carceri ci sono oggi una cinquantina di soldati prigionieri nella giungla. Ma altrettanto fermamente Ingrid ha detto di non voler partecipare allo scambio: è una civile che nulla ha a che fare con la guerra".
Luigina Venturelli
|
|