Condividi |
[prior] [ next ]

21 giugno 2004 - Avanti

Il pensiero liberale torna alla ribalta in casa Sforza

“Nel paese dei premi di riconoscimento in più o in meno, a cosa può servire?” E’ una vera e propria provocazione, quella che Vincenzo Olita, direttore di Società Libera, lancia all’indirizzo della platea che assiste alla presentazione della seconda edizione del Premio Internazionale alla Libertà. Una provocazione che il pubblico, accorso nel cortile interno del Castello Sforzesco di Milano, sottolinea con un lungo e caloroso applauso. Lo stesso che, qualche minuto dopo, accoglierà i vincitori dell’ambito riconoscimento: Leonard Liggio (per la sezione cultura), vicepresidente della “Atlas Economic Research Foundation and Distinguished Senior Scholar” dell’Istitute per gli Studi Umani della George Mason University; Francesco Forte (per la sezione economia), ex ministro delle Finanze del governo Craxi e docente alla Facoltà di Economia dell’Università La Sapienza di Roma; Edoardo Boncinelli (per la sezione scientifica), direttore della Scuola internazionale superiore si studi avanzati (Sissa) di Trieste. Un premio speciale alla Libertà è invece stato attribuito a Khalida Toumi Messaoudi. Quarantacinque anni, dal 2001 ministro della Comunicazione e della Cultura algerina, Khalida Toumi Messaoudi è, nel corso degli anni, divenuta una delle icone del movimento per i diritti civili e delle donne, in particolare, nei paesi arabi. Di origine cabila, e insegnante di matematica in due licei di Algeri, ha vissuto in semiclandestinità per diversi anni. Condannata a morte dagli estremisti del Già, che per anni anno insanguinato l’Algeria, ha fondato la prima associazione indipendente di donne algerine: l’Associazione per l’uguaglianza tra l’uomo davanti alla legge, che tutt’ora presiede. Sulla straordinaria figura di questa donna, divenuta essa stessa simbolo di libertà e di riscatto dell’oppressione religiosa, si è, in particolare, soffermato Claudio Martinelli, docente alla facoltà di Scienze politiche di Milano.
Da cornice all’evento (interamente ripreso dalle telecamere di Rai 2, che lo manderà in onda il prossimo 14 luglio), che anche quest’anno gode dell’alto patrocinio del Presidente della Repubblica, del patrocinio della Regione Lombardia,Provincia e Comune di Milano, la voce di Milva. La pantera di Goro che ha interpretato alcuni dei più celebri pezzi del suo vastissimo repertorio musicale (tra cui il celebre “Canto di Libertà” del musicista greco Arrgts Vangelis e l’ancora più famosa “Alexander Platz”, firmata da Franco Battiato), i bravi ballerini dell’Accademia del Teatro della Scala e gli applauditi musicisti dell’Ensemble Limes, che hanno portato in scena l’Adagio per corno inglese ed archi.
Ma veniamo alle motivazioni che hanno spinto un gruppo di accademici, sponsorizzati da un pool di sensibili imprenditori ( tra i quali Telecom Italia, Swarovski e Original Marines), a dare vita a un premio dedicato alla libertà. “Un premio”, spiega Vincenzo Olita, “si caratterizza per le sue finalità che, in questo caso, sono connaturate a un valore culturale: i premiati come figura guida; ad un valore sociale: la riflessione su comportamenti eccellenti; ad un valore educativo: la sensibilizzazione verso il tema della responsabilità individuale. Ed è proprio la responsabilità della persona che Società Libera ha assunto come cardine e fondamento di una concezione di liberalismo, quanto mai distante dalla quotidianità e dai luoghi comuni”.
“Purtroppo”, prosegue il direttore di Società Libera, “il liberalismo, inteso come pratica della libertà e della responsabilità, ci sembra che incontri delle difficoltà nel radicarsi, innanzitutto, sul versante culturale e della sensibilità collettiva. Ed è proprio alla volontà di ragionare insieme che vanno ricondotte le motivazioni che hanno spinto Società Libera ad istituire questo Premio, amplificando le riflessioni sui meriti e le criticità del liberalismo attraverso un evento che raggiunga l’opinione pubblica. Con questi intendimenti abbiamo voluto premiare figure rappresentative, che nei settori della ricerca scientifica, dell’economia, della cultura ( intesa come scienze umane e giuridiche), e quest’anno, per la prima volta, anche nel campo dei diritti civili e umani, hanno saputo testimoniare il valore della responsabilità e della libertà intellettuale”. 
Mondo accademico e delle imprese si ritrovano, dunque, a fare quadrato intorno a un modello economico e culturale che, sino a qualche anno fa, si riteneva definitivamente tramontato. “Di fronte ai guasti dello stalinismo Novecentesco”, spiega Gaetano D’Ambrosio, consigliere dell’amministrazione del gruppo Original Marines, uno degli sponsor della manifestazione organizzata al Castello Sforzesco, “il liberalismo è tornato, non a caso, a riscoprire le proprie origini intellettuali, trovando in esse anche le ragioni per nuove e sorprendenti utopie”. Naturalmente gli artefici della riscoperta del liberalismo non sono stati solo economisti, ma anche giuristi e umanisti. Tra loro,anche Bruno Leoni, professore di filosofia del diritto a Pavia e noto autore del volume “La libertà e la legge”, pubblicato in lingua inglese nel 1961 e solo trentatré anni dopo riproposto anche in italiano. Il contributo originale dato dallo studioso lombardo è stato di riconoscere nell’idea che esiste un nesso molto forte tra il diritto codificato (le leggi promulgate dai parlamenti) e la pianificazione economica. Contro questa degenerazione illiberale del diritto, Leoni prospetta una riscoperta della common law molto più rispettosa dei diritti individuali e maggiormente compatibile con una società di mercato.
E sempre in tema di libertà resi noti anche i risultati del sondaggio realizzato dall’Istituto Piepoli per conto della Società Libera. Su un campione di oltre 500 italiani, si è potuto verificare qual è la loro percezione della libertà in quattro diversi ambiti. “E’ interessante notare”, fanno notare dall’Istituto, “come nell’ambito in cui si percepisce maggiormente il condizionamento della propria libertà è l’economia (il 69 per cento delle persone che ha risposto al questionario si ritengono in qualche modo condizionati)”. La percezione dell’economia diventa così un elemento “hard”, rispetto alla cui concretezza è molto difficile riuscire ad evadere. Difatti, ci si sente più condizionati in economia che non rispetto alla burocrazia, che comunque compare al secondo posto della classifica elaborata sulla scorta degli ambiti condizionanti la libertà (63 per cento). Seguono il sistema informativo e quello formativo, quasi a pari merito (52 e 51 per cento) e per ultimo la politica, l’unico ambito in cui è maggiore la percentuale di chi non si ritiene condizionato (51 per cento) rispetto a quella di chi si ritiene condizionato (47 per cento). E subito un dato che potrebbe far sorridere. “Il vissuto della libertà e di condizionamenti alla libertà in politica è fortemente differenziato tra ci è orientato ai partiti di centrosinistra e chi è orientato a quelli di centrodestra”, spiegano al Piepoli. Difatti, tra i primi si registrano le più alte percentuali in assoluto di percezione di “condizionamento” (fino al 68 per cento), mentre tra i potenziali elettori della Casa delle libertà si considerano meno condizionati in genere, e soprattutto in politica, dove si tocca la punta minima assoluta di percezione di condizionamento (38 per cento). Insomma, concludono i ricercatori dell’Istituto Piepoli “l’orientamento politico appare elemento discriminante nella percezione della libertà e dei suoi condizionamenti, anche se a livello soggettivo, paradossalmente, non è particolarmente percepita come condizionante”.

Nico Pirozzi

Archivio 2016

Archivio 2015

Archivio 2014

Archivio 2013

Archivio 2012

Archivio 2011

Archivio 2010

Archivio 2009

Archivio 2008

Archivio 2007

Archivio 2006

Archivio 2005

Archivio 2004

Archivio 2003

Archivio 2002

Archivio 2001

Archivio 2000

Archivio 1999

Archivio 1998

Archivio 1997

 

( inizio pagina )