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Il Resto del Carlino
LA NAZIONE
IL GIORNO
17 novembre 2001

L’Italia liberale è ancora una chimera

di Claudia Marin

ROMA - Restituire alla realizzazione di una società libera il senso di un'avventura anzitutto intellettuale, ispirata a fondamenti filosofici che diventino materia viva. Friedrich von Hayek formulava quest' auspicio più di settant' anni fa, e oggi gli intenti del direttore dell' istituto austriaco di ricerche economiche appaiono ancora un punto d'arrivo. A fissarlo con determinazione e un certo spirito polemico, Società Libera, un'istituzione "apolitica" nata nel '98 per volontà di esponenti del mondo accademico ed imprenditoriale. Tra i suoi strumenti di indagine e riflessione, il "Rapporto sul processo di liberalizzazione della società italiana", giunto quest'anno alla seconda edizione. Nel presentarlo, il Presidente di Società Libera Franco Tatò (nella foto) ne mette subito in risalto le ombre. «L'Italia - dice - mostra ancora un deficit di cultura liberale. Di fronte a mutamenti internazionali, globalizzazione, terrorismo e crisi economica, il nostro paese continua a interpretare il liberalismo in senso ideologico e non pragmatico, e non si schiera a favore di nessuno tra i modelli adottati nel resto d’Europa come quello renano o quello anglosassone». Non mancano, comunque, le luci nel Secondo Rapporto sul processo di liberalizzazione della società italiana. Coordinalo da Giuseppe De Vergottini, il saggio fornisce i risultati di un monitoraggio condotto su 10 settori: Comunicazione, Welfare, Finanza, Sistema Politico, Garanzie e Poteri Regolatori, Università e Scuola, Amministrazione e Gestione del Territorio, Giustizia, Sicurezza, Privatizzazioni. La sezione dedicata ai problemi della comunicazione contiene una proposta di Franco Cangini. L’esempio da seguire è quello della Svezia, dove la funzione di vigilanza sulla certezza dell’informazione, dal punto di vista dell’interesse pubblico, è affidata ad un’autorità imparziale, l’'Ombdusman. Cangini ravvisa la tendenza dell'informazione a deragliare nel sensazionalismo, sotto la spinta dell'impulso più potente: la ricerca del massimo tornaconto. Editoriale e professionale».
L'Ombdusman potrebbe a suo avviso realizzare una correzione per la quale il nostro garante della Comunicazione non è abbastanza forte. L'obiettivo, un'informazione conforme alla deontologia sancita dall' art. 2 della legge professionale, che obbliga al «rispetto della verità sostanziale dei fatti». Per adesso l'unica sovranità è quella dell'audience. che piega l'informazione alle esigenze del mercato pubblicitario.

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