Da "IL MESSAGGERO" - 25 novembre 2000
Corrotti, vessati,
scontenti: il Belpaese nel Rapporto di "Società
Libera"
I giovani italiani? Figli di un dio minore
Sospinto dal motto einaudiano "conoscere per deliberare", il gruppo di intellettuali e imprenditori raccolti attorno al cenacolo di "Società Libera", presieduto da Franco
Tatò, ha elaborato e presentato in questi giorni il "1^ Rapporto sul processo di liberalizzazione della società italiana". In attesa di avviare il processo di trasformazione in fondazione culturale, come emerso nella convention dei soci svoltasi nei giorni scorsi a Roma, l'associazione presieduta da Franco Tatò mostra, con questo rapporto, di voler incidere pi- significativamente nella vita
politica-economico-culturale. I diversi contributi contenuti nel testo spaziano dalla comunicazione alla giustizia, dal welfare alla legislazione, dai diritti umani alla scuola. Il filo rosso che cuce insieme i diversi capitoli del rapporto la denuncia dei ritardi della classe politica nella conduzione di seri processi di liberalizzazione nella società italiana, e il lucido confronto comparatistico fra: gradi di libertà presenti nei singoli ambienti e settori nel nostro paese a quello in essere nei paesi pi- avanzati. Il dato che fa da cornice alle riflessioni degli studiosi che hanno collaborato al rapporto il
32^ posto conseguito nel 2000 dall'Italia nella classifica annuale elaborata dalla Heritage foundation sul grado di libertà economica in 161 paesi nel mondo. E così, nel contributo di Giuliano Cazzola su "la libertà nel Welfare e nel lavoro", si evidenzia che, in sostanza, solo una parte del mondo del lavoro gode di pienezza di i diritti perché si assiste ad "una singolare forma di oppressione, imposta e sofferta in ragione non del colore della pelle, o della fede religiosa o del credo politico, ma dell'età anagrafica". Nella concreta realtà del nostro paese, i giovani sono meno uguali degli altri cittadini; la situazione dei "figli" in generale peggiore di quella dei "padri". I primi fungono, infatti, da "esercito di riserva" figli di un dio minore, dal punto di vista della tutela dei diritti e del livello di protezione sociale. Il contributo di Raimondo Cubeddu e Alberto Vannucci sull'evoluzione del sistema politico privilegia il raffronto fra alcune politiche pubbliche condotte in Italia e gli standars in essere in altri paesi comparabili. Emerge tra l'altro il vero e proprio disastro del sistema della giustizia: 3.077 giorni costituiscono la durata media dei procedimenti presso i tribunali amministrativi regionali, mentre per la giustizia civile si va dai 3 ai 5 anni per il solo processo in primo grado. In tali condizioni, come possono essere tutelati i diritti, a cominciare da quello di proprietà? Come puòo essere tutelata la libertà dei cittadini di "utilizzare liberamente le proprie risorse o il proprio tempo", se la pressione fiscale passata dal già elevato 39% del Pil del 1989 al 43.3% del '99? Come possibile operare in condizioni di libertà nel quadro dello Stato di diritto se le leggi sono talmente tante che l'unica Raccolta aggiornata delle leggi vigenti edita nel nostro paese si compone di "66 volumi, ciascuno in media formato da circa 1.550 pagine, per un totale di 102.300 pagine?" "Il cittadino che voglia conoscere la sola legislazione statale vigente in Italia - chiosano gli autori - avrò bisogno di 568,3 giorni di interrotta lettura!". Non deve poi stupire che gli effetti della miscela fra ritardi nella liberalizzazioni e inflazione legislativa si chiamino; proliferazione dell'economia sommersa che in Italia ammonta al 27,5% del Pil contro livelli medi del 12% nelle altre economie europee; elevato livello della corruzione (l'Italia si colloca nel '99 al 38ø posto su 99 paesi, ma di gran lunga la pi- corrotta tra tutte le democrazie occidentali secondo la classifica elaborata da Transparency
inrnational); scarsa fiducia dei cittadini nello Stato. Sin dalla prima rilevazione - ricordano gli autori del rapporto di Società Libera - l'Italia in testa regolarmente nella classifica elaborata
dall'Eurobarometro sul grado di soddisfazione per il funzionamento della democrazia nel rispettivo
paese in Europa. "Nel 99 l'area di insoddisfazione - concludono gli autori- era pari al 70%, contro il 38% della Germania, il 28% di Spagna e Gran Bretagna, il 41% della Francia".
Luigi Tivelli.
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