Da "IL MATTINO", 1 novembre 2000
Il freno delle leggi
Ma i ritardi nelle liberalizzazioni in Italia rispetto alle altre società occidentali sono ancora sotto gli occhi di tutti. Eppure i fenomeni di vitalità spontanea in atto nel Paese evidenziato che i cittadini e gli operatori si riconoscono nei principi e valori liberaldemocratici molto di più della loro classe politica. Giunge pertanto realmente a proposito il primo rapporto sul processo di liberalizzazione della società italiana presentato in questi giorni da "Società Libera", un'istituzione privata presieduta da Franco Tatò che tiene insieme imprenditori e uomini di cultura che si riconoscono nel pensiero liberaldemocratico. In un Paese che ancora soffre di un deficit di cultura liberaldemocratica che la quotidianità politica stenta ad avvertire, si tratta di un contributo particolarmente utile e significativo. Nè il fatto che in anni recenti si sia fatto qualche passo avanti in direzione della libertà economica, restando nettamente indietro rispetto a Stati Uniti, Gran Bretagna e Germania e superando la Francia può oscurare i gravi ritardi in atto in una serie di settori e mercati cruciali per il funzionamento di una società democratica. Tant'è che ci collochiamo al ventottesimo posto nella classifica della "Heritage Fondation", ripresa nel rapporto da Raimondo Cubeddu e Alberto Vannucci tra i Paesi "prevalentemente liberi". Ecco cos" che emergono i gravi limiti nella liberalizzazione del sistema politico economico sociale, con i corollari di confusione e inflazione governativa, di perdurante inefficienza della macchina statale, di modesto livello di libertà economica, di disastro della macchina della giustizia, che tutti insieme accelerano la tendenza dell'economia a rifugiarsi nel sommerso che ammonta nel '98 a oltre il 27% del Prodotto interno lordo a fronte di una media fra l'8% e il 14% in Paesi come Francia, Germania, Gran Bretagna e Stati Uniti. L'altra cartina di tornasole degli effetti dei ritardi delle liberalizzazioni è la percezione della corruzione. Nella classifica di transparency international, riportata nel rapporto di "Società Libera" l'Itali si colloca nel '99 al trentottesimo posto su 99 Paesi, evidenziando la percezione di una più estesa corruzione anche rispetto a Paesi come Namibia, Malesia e Tunisia e configurandosi come di gran lunga la più corrotta tra tutte le democrazie occidentali. Quanto alla tutela della libertà commerciale e alla protezione della proprietà, a livelli di libertà apparentemente alti quanto a protezione legislativa, corrispondono situazioni di fatto ben più arretrate se si pensa al funzionamento del settore della giustizia, chiamato a tutelare tali libertà. Con tre milioni e decentomila giudizi pendenti in primo grado e con tempi per le decisioni giudiziarie che in Italia ammontano in media a 48 mesi contro i sette e mezzo della Francia e i sei della Germania, ci collochiamo molto indietro nelle classifiche internazionali. L'incapacità di mantenere livelli accettabili di competitività riguarda anche l'ambiente normativo con la notoria sovrabbondanza di leggi (secondo il rapporto vigono 12.725 leggi, 1529 regolamenti, 5160 DPR e 17800 leggi regionali, mentre le leggi vigenti in Francia sono circa settemila e in Germania circa cinquemilacinquecento) che per giunta sono spesso oscure e afflitte da centinaia di comuni. Certo, con le leggi Bassanini si è avviata qualche iniziativa di semplificazione normativa e amministrativa, ma c'è già chi parla di una esigenza pressante di "semplificare la semplificazione". Nell'"Eprit des lois", Montesquieu osserva che le "leggi inutili indeboliscono quelle necessarie"; sembra questa l'autobiografia del sistema legislativo italiano. I dati riportati da Cubeddu nel rapporto, relativi al periodo tra il '69 e il '96, evidenziano che c'è un serio problema di flusso della legislazione, oltre che di shock delle leggi vigenti. A fronte di un ritmo medio in Italia di 588 nuove leggi all'anno si riscontra un ritmo di 93 in Francia, 111 in Germania, 148 in Gran Bretagna. Il rapporto evidenzia inoltre come l'Italia nel campione dei Paesi considerati risulti quello dotato di maggiore rigidità normativa e di più scarsa performance economica, confermando la correlazione che esiste tra le due variabili. In sintesi, è l'ambiente istituzionale, legislativo, amministrativo ad esercitare di per sè un ruolo di freno nel processo di liberalizzazione della società italiana, che per alcuni versi risponde con l'istanza di politiche più liberalizzatrici, per altri versi risponde rifugiandosi in sistemi d'economia sommersa o nel ricorso a pratiche di corruzione.
Luigi Tivelli
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