Condividi |

IL SOLE 24 ORE - giovedì 24 ottobre 2000

Un'Italia dagli eterni laccioli

ROMA - Limiti e ritardi nel processo di liberalizzazione del sistema politico italiano, con i corollari di inflazione e confusione legislativa, di perdurante inefficienza e costi della macchina statale, da cui la tendenza dell'economia a rifugiarsi nel sommerso. Eppoi: il permanere della corruzione, la percezione di una crescente insicurezza, il modesto livello di libertà economica ,una scuola pericolosamente carente sul piano dell'autonomia, tanto da negare libertà di agire ai suoi operatori, per finire con il disastro della macchina della giustizia. E con la pesante insoddisfazione dei cittadini per il funzionamento della democrazia del proprio paese, che pone gli italiani all'ultimo posto nell'Europa dei Quindici.
Non è affatto roseo il quadro che emerge dal primo rapporto di Società Libera sul processo di liberalizzazione della nostra società. Otto i comparti sui quali gli autori hanno concentrato l'attenzione. Gli spunti sovrabbondano. Tra i tanti, il basso livello di libertà economica nel nostro Paese ,che si situa - secondo il documento della Heritage foundation ripreso da Raimondo Cubeddu e Alberto Vannucci - al 28° posto tra i paesi "prevalentemente liberi". Tendenza che mostra graduali segni di miglioramento, ma che scaturisce dal combinarsi, da un lato, di alti livelli di libertà nella politica commerciale, monetaria, nel controllo su prezzi e salari, nella protezione della proprietà , e, dall'altro, con valori altrettanti elevati di costo del Governo espresso come onere fiscale e livello della spesa pubblica. Ma la stessa valutazione della tutela della proprietà merita un caveat : se formalmente la proprietà gode di elevata protezione legislativa e di una magistratura indipendente, dall'altro il suo ripristino, quando violata, precipita immediatamente (avverte il Dipartimento Usa del commercio) se si considera il fattore di tempo. Alla fine, il grado effettivo di protezione dei diritti del cittadino dipende, oltre che dalle qualità formali del sistema, anche e forse ancor più dall'efficienza della macchina giudiziaria. Considerazione che si estende alla giustizia amministrativa.
Sui vizi storici della nostra giustizia, civile soprattutto, si diffonde Piergiuseppe Monateri. La macchina giudiziaria italiana è , checché si creda, mastodontica se raffrontata a quelle estere: 8.639 magistrati "professionali" , cui si aggiungono circa 6mila giudici di pace: totale, 14mila giudici da confrontare ( si fa per dire) con i seicento giudici britannici e i 6mila della Francia. Alla recente crescita del numero dei magistrati immessi nei ruoli si è tra l'altro accompagnato un aumento dei giudizi pendenti. Questi sono 3.200.000 in primo grado rispetto a 1.451.000 cause sopravvenute. 266mila i giudizi in Appello e 42mila in Cassazione. E i tempi della decisione? Il raffronto è presto fatto : 48 mesi in Italia contro i 7 e mezzo della Francia e i 6 mesi della Germania. Tutto ciò nonostante la domanda di giustizia non sia in crescita, ma anzi in lieve calo. Dunque , "in assenza di aumento dell'input e in presenza di aumento dell'organico, è proprio il sistema stesso di strutturazione della magistratura e dell'organizzazione dei tribunali che non funziona - avverte l'autore - e che deve essere cambiato".
Secondo aspetto analizzato, l'incapacità dell'ambiente normativo italiano di far fronte ai mutamenti del mondo esterno e, dunque, di mantenersi a livelli accettabili di competitività . Prendendo a base il diritto societario, (essendo le società per azioni soggetti centrali delle attuali economie globali e integrate), l'Italia risulta il Paese a maggior rigidità normativa e di più scarsa performance economica. Fatto pari a zero l'indice di rigidità Usa, Francia e Germania si situano nelle vicinanze, la Spagna poco al di sopra mentre il nostro Paese appare, una volta ancora, come appartenente a una diversa e inferiore classe rispetto agli altri sistemi europei.
La rigidità italiana, ricordano Cubeddu e Vannucci , si accompagna a una notoria sovrabbondanza di leggi ( a parte le esagerazioni che hanno parlato di centinaia di migliaia ), difficilmente quantificabile ma stimata in 12.725 leggi vigenti cui si aggiungono 15.279 atti con valore regolamentare, 5.160 Dpr e 17.800 leggi regionali. Leggi per giunta oscure e afflitte da centinaia di commi . Francia e Germania ne contano 7.325 e 5.587 rispettivamente. Ma c'è anche il problema del flusso di nuova legislazione che, calato negli ultimi anni, ha pur sempre " viaggiato" a ritmi di 588 nuove leggi all'anno tra il 69' e il 76' contro le 93 della Francia , le 111 della Germania , le 148 della Gran Bretagna ( ma 452 negli USA).
Certo , molto è stato tentato di recente sul fronte delle semplificazioni, dei riordini. Ma i risultati non sembrano particolarmente incisivi, tanto da far nascere il dilemma: come semplificare la semplificazione? 
Altra questione centrale della pubblica sensibilità : la sicurezza. In Italia, argomenta Ernesto U. Savona, la situazione della criminalità appare relativamente stabile , e non sembra giustificare un allarme sicurezza . Anche i rischi di "vittimizzazione " appaiono stabili. E tuttavia , c'è oggi una percezione diffusa che il volume della criminalità sia in aumento. Certo , questa percezione deriva dalla vicinanza virtuale causata dai mezzi di comunicazione con riguardo ad eventi che accadono lontano da noi . Ma esistono segni reali che determinano insicurezza e che coincidono con quelli che si potrebbero chiamare " segnali di inciviltà o di disordine sociale": una gran varietà di segnali, vandalismi, graffiti sui muri, prostituzione, spaccio di droga per strada. Tutti ,tollerati dalle forze dell'ordine e dalla comunità, diffondono preoccupazione , accrescono la sfiducia nel controllo formale (polizia) e informale (comunità), aumentano i livelli di paura e di isolamento.

LUIGI LAZZI GAZZINI

ILCONVEGNO

ROMA - L'Italia soffre ancora di un deficit di cultura liberale che "la quotidianità politica stenta ad avvertire",nonostante i continui richiami al liberalismo. E' la diagnosi cui perviene Società Libera nel suo primo rapporto che sarà presentato sabato prossimo a Roma. Società Libera, istituzione privata presieduta da Franco Tatò, si occupa di cultura politica e, con questo rapporto, intende inaugurare un appuntamento annuale in cui si presenteranno i risultati di ricerche e contributi sull'effettiva liberalizzazione in vari settori :comunicazione e welfare , i diritti umani, sicurezza e giustizia passando per scuola, diritti umani, efficacia legislativa.

Archivio 2016

Archivio 2015

Archivio 2014

Archivio 2013

Archivio 2012

Archivio 2011

Archivio 2010

Archivio 2009

Archivio 2008

Archivio 2007

Archivio 2006

Archivio 2005

Archivio 2004

Archivio 2003

Archivio 2002

Archivio 2001

Archivio 2000

Archivio 1999

Archivio 1998

Archivio 1997