Da: CORRIERE DEL GIORNO DI PUGLIA E
LUCANIA - 21 giugno 2000
Bisogni
sociali e tecnologici
“Occorre
chiedersi se la Neweconomy porta con sè una libertà
reale”.
Il parere di Vincenzo Olita, direttore
di “Società Libera”
NAPOLI - Il
mondo a portata di clic. A cavallo del mouse, connessioni e
relazioni traverso i fili invisibili dell’informatica. Un
sfera parallela dove dentro vi corre di tutto: esplorazioni,
conoscenza, cultura, scambi commerciali. È una nuova
frontiera che si apre. Ed anche il mondo dell'economia non ne
è estraneo, anzi. Il business is business di vecchia memoria,
si è trasferito sui cristalli di un monitor da computer. La
new economy cambierà il nostro modo di vivere, produrre e
consumare. Non è solo una rivoluzione tecnologica ed
industriale, è anche sociale e di costume. Un discorso che
diventa anche etico e morale. Ed è un dato che non può
essere sottovalutato. “Occorre una speculazione a 360
gradi”, commenta Vincenzo Olita, sociologo e direttore di
“Società Libera”. “Mi chiedo – continua – se quella
che nascerà vuoi con la new economy, vuoi con il progredire
di internet sarà, per così dire, libertà autentica.
Aspettiamo che passi l’euforia dovuta alla scoperta del
giocattolo Internet; attendiamo che si superi la felicità
grazie alla quale gli scambi commerciali sono diventati
più rapidi e magari più remunerativi. Dopo dovremo
vedere cosa resta. Si avrà più tempo libero per se stessi o
si dovrà rimanere incollati al computer senza più confine
geografico o fuso orario?” È quello di oggi, un processo di
transizione. “Il convegno che è stato organizzato per oggi,
21 giugno – commenta Giancarlo Fimianin presidente di
“Società Libera Napoli” – oltre ad essere la
presentazione ufficiale del circolo napoletano “Società
Libera” è un’occasione per discutere su uno dei temi più
scottanti di
questi ultimi mesi; il filo conduttore del convegno non sarà
la solita presentazione di qualche tecnologia o azienda del
settore; ma se la cosiddetta neweconomy può portare nuove
libertà e se può finalmente rivelarsi un trampolino di
lancio per l’Italia e per il Mezzogiorno. Ci chiederemo, in
definitiva se la nuova economia può completare il processo di
unificazione economica dell’Italia”. Le nuove tecnologie
accendono un faro sui nuovi bisogni collettivi, sulle
aspirazioni, sulla capacità di programmazione. “Occorre
approfondire lo studio e la promozione del liberalismo, inteso
come etica delle libertà e delle responsabilità delle
persone e come teoria politica delle istituzioni che stanno
alla base della vita civile ed economica. La neweconomy –
dice Fabiola Finoia, componente di “Società Libera
Napoli” – rappresenta l’espressione della forma più
avanzata di libertà economica che si sia mai avuta. Alcuni
concetti economici classicamente intesi sono ormai superati e
tra i fattori di produzione conterà solo la preparazione
dell’uomo”. Le tecnologie relazionali, dunque, si stanno
espandendo fino al punto di coprire ogni aspetto della vita
degli individui. “Sono fermamente convinto che insito nel
concetto di nuova economia – o di neweconomy, come si dice
oggi con agio inglese – ci sia una più profonda idea di
libertà”. A pensarla così è Cesare Falchero,
amministratore del parco dei divertimenti di Edenlandia, e
altro componente della sezione napoletana di “Società
Libera”. “Credo che il Sud – continua Falchero – debba
scoprire ancora ed in pieno tale libertà e le potenzialità
che essa porta con sé. Di questi tempi, corriamo il rischio
di sbiadire il significato reale della parola liberismo se non
lo riempiamo di contenuti. Questo ‘Società libera’
intende fare. Nelle neweconomy sono le idee, i concetti, lei
immagini – non le cose – i componenti fondamentali del
valore ed è necessario sottolineare che il capitale
intellettuale raramente viene scambiato. Penso che il
Mezzogiorno d’Italia di capitale intellettuale ne abbia
molto e deve imparare a spenderlo bene”. Falchero ha chiari
gli obiettivi: “Grazie ad Internet stiamo viaggiando verso
una nuova epoca nella quale una porzione crescente
dell’esperienza dell’uomo sarà acquistata attraverso
l’accesso a reti poliedriche del ciberspazio”.
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